
Lorenzo Maria Pacini
Pochi hanno notato che, considerato in questi termini, il piano di pace di Trump assomiglia più a un contratto per un investimento immobiliare.
Quanto vale questa pace?
Siamo tutti intenti a parlare del piano di pace in 28 punti, ma pochi hanno notato che, preso come tale, è più un contratto di preparazione ad un investimento immobiliare.
Donald Trump, il grande imprenditore americano, il self-made man che incarna i valori del "nuovo mondo", l'amico di Epstein, ha stilato un piano che assomiglia molto ad un altro piano, quello per la ricostruzione di Gaza, pubblicamente definito come un progetto per "trasformare Gaza in un resort a cinque stelle". D'altronde, bisogna riconoscerlo, Trump è un vero affarista, sa cosa fare per ottenere ciò che vuole e sa come si conquistano i propri obiettivi, a qualunque costo. Ed è proprio di costi che ci vogliamo occupare.
Quanto vale, infatti, questa pace?
È difficile fare una stima esatta, ma qualcuno ha già cominciato a fare proiezioni, come il World Bank Group, che al terzo anniversario della SMO aveva dichiarato in un comunicato stampa che era stato redatto un documento noto come RDNA4, Valutazione congiunta Rapida dei Danni e dei Bisogni, scritto assieme al governo ucraino, alla Commissione Europea e alle Nazioni Unite, stimando che il costo complessivo del recupero dell'Ucraina sarebbe ammontato attorno ai 524 miliardi di dollari in 10 anni, ovvero circa 2,8 volte il PIL nominale stimato per l'Ucraina nel 2024.
La RDNA4, che analizza i danni subiti tra il 24 febbraio 2022 e il 31 dicembre 2024, evidenzia come i danni diretti abbiano raggiunto i 176 miliardi di dollari (170 miliardi di euro), in aumento rispetto ai 152 miliardi stimati nella RDNA3 di febbraio 2024. I settori maggiormente colpiti risultano essere edilizia residenziale, trasporti, energia, commercio, industria ed educazione. Il 13% del patrimonio abitativo totale risulta compromesso o distrutto, con oltre 2,5 milioni di famiglie coinvolte. Nel comparto energetico si registra un incremento del 70% delle infrastrutture danneggiate o distrutte rispetto alla precedente valutazione, comprendendo impianti di produzione, reti di trasmissione e distribuzione e sistemi di riscaldamento urbano. Le regioni prossime al fronte hanno subito circa il 72% dei danni complessivi.
Per il 2025, il Governo ucraino, con il supporto dei donatori internazionali, aveva destinato 7,37 miliardi di dollari a settori prioritari come edilizia abitativa, istruzione, sanità, protezione sociale, energia, trasporti, approvvigionamento idrico, sminamento e protezione civile. Tuttavia, restava un divario di finanziamento pari a 9,96 miliardi di dollari per le necessità di ricostruzione e ripresa nello stesso anno. In questo contesto, il coinvolgimento del settore privato si confermava un elemento decisivo per il successo della ripresa ucraina.
Di quali investitori privati parliamo?
La Commissione Europea ha sottolineato l'entità straordinaria delle distruzioni inflitte all'Ucraina, ribadendo l'impegno dell'UE nel sostenere la ricostruzione attraverso la mobilitazione di investimenti privati e l'integrazione progressiva del Paese nel Mercato Unico europeo, creando nuove opportunità economiche per entrambe le parti. Le necessità di ricostruzione più elevate riguardano il settore abitativo, con quasi 84 miliardi di dollari richiesti, seguite dai trasporti (circa 78 miliardi), dall'energia e dalle risorse estrattive (68 miliardi), dal commercio e industria (oltre 64 miliardi) e dall'agricoltura (oltre 55 miliardi). La sola gestione e rimozione delle macerie comporta un costo vicino ai 13 miliardi di dollari. La valutazione esclude inoltre oltre 13 miliardi di dollari di bisogni già soddisfatti grazie al contributo dello Stato, dei partner internazionali e del settore privato. Nel 2024, ad esempio, almeno 1,2 miliardi di dollari sono stati erogati per il recupero del settore abitativo, mentre oltre 2.000 chilometri di strade nazionali hanno beneficiato di interventi di riparazione d'emergenza. La RDNA4 evidenzia inoltre che la priorità agli investimenti per la ricostruzione sarà centrale nel percorso di adesione dell'Ucraina all'Unione Europea e nel rafforzamento della sua resilienza a lungo termine. Questi interventi mirano non solo a riparare quanto distrutto dalla guerra, ma anche a modernizzare il Paese attraverso soluzioni innovative e riforme coerenti con gli standard europei, favorendo uno sviluppo più solido e sostenibile nel tempo.
Quindi, detto in altre parole: l'investitore che vorrebbe lucrare su questo grande progetto, è proprio l'Unione Europea. Immaginate 524 miliardi di dollari (oggi, arrivati a fine anno 2025, possiamo immaginare che la stima sarà più alta) di investimenti. Immaginate che bel giro di affari. Immaginate quanto la UE ne abbia bisogno, visto che ha speso già circa 185 miliardi di euro in aiuti all'Ucraina, e ne sta cercando 800 + 150 per fare guerra contro la Russia. Se la matematica non è un'opinione... l'UE ha bisogno di diventare il principale investitore in Ucraina, perché solo così potrà recuperare risorse e garantire la sopravvivenza del suo apparato burocratico, politico e finanziario, e far indebitare l'Ucraina per il resto della sua esistenza.
Questa pace, dunque, vale. Vale tantissimo. Ma se a proporla è Donald Trump, l'UE non può essere d'accordo.
Un maxi resort sul fronte Est
Veniamo dunque a Trump. Nel piano in 28 punti ha indicato l'uso di 100 miliardi di dollari di beni russi bloccati da destinare alla ricostruzione. Una mossa geniale: è praticamente il finanziamento di una start-up con i soldi dei russi. Una gigantesca presa in giro per Mosca. Considerando che per la guerra il governo americano ha già speso ufficialmente 185 miliardi di dollari, l'investimento richiesto è praticamente il recupero del 50% della spesa. Un'ottima strategia sia per recuperare un po' dei fondi perduti, sia per farli giocare a proprio favore.
Ora proviamo a immaginare cosa potrebbe diventare l'Ucraina: un gigantesco resort a cinque stelle, capeggiato dal Grand Hotel Ucraina - e facciamo un po' di ironia con il famoso Hotel Ucraina di Mosca, poi divenuto Hotel Radisson, una delle sette sorelle di Stalin - che rappresenterebbe l'egemonia statunitense estesa fino all'estremo Est europeo. Una immagine che racchiude in sé un significato molto più profondo del mero dato estetico.
Così facendo, infatti, gli USA raggiungerebbero una serie di risultati. Il primo sarebbe quello di porre un nuovo avamposto in Europa, in quella Europa da cui si sono distanziati nel senso politico, ma non in quello della influenza e dell'egemonia. Se già Washington fu capace di far separare Kiev da Mosca, in questo modo di garantirebbe di avere una intera colonia disponibile, direttamente a pochi chilometri dal confine. Se leggiamo tutto questo dal punto di vista della Guerra Fredda, stiamo parlando di un'ulteriore vittoria americana.
Gli USA, dicevamo, avrebbero anche un nuovo centro di comando, sia politico che militare, in Europa. Ma di quale Europa? L'attuale modello è già una colonia, ma l'influenza inglese e francese è troppo forte per i gusti di Trump. L'America vuole un'Europa "libera" dalle sue potenze domestiche, per trasformarla in una provincia del decadente impero, da sfruttare fino all'ultimo cittadino. È la legge del karma: l'Europa ha creato gli USA per colonizzare il "nuovo continente", ed ora il "nuovo" si rivolta contro il "vecchio".
Trump è consapevole che per disintegrare Londra e i suoi vassalli ha bisogno di un tempo e numerosi attacchi mirati. Lasciare l'Europa fuori dalle trattative con l'Ucraina è un colpo duro alla credibilità e stabilità dei governi europei. La stessa NATO, grande progetto inglese per mantenere il controllo esteso sul mondo occidentale, sta perdendo la sua forza perché la leadership inglese non è più in grado di tenere insieme l'apparato militare.
Il punto è che l'Europa non è fatta per vivere in continuità con l'America, ma con la Russia. L'Eurasia non è un'opinione, è un grande spazio geo-politico, spazio vitale di espansione e integrazione di modelli di civiltà diversi, tellurocratici, contigui fra loro. La dipendenza dall'Atlantico risiede nel dominio della menzogna.
E l'Ucraina, terra di confine, è ancora una volta chiamata a decidere da che parte stare. Tornare alla Russia e permettere l'integrazione eurasiatica, o restare nell'orbita delle potenze occidentali aspettando di essere trasformata nel nuovo parco giochi di qualche imprenditore visionario.