
Lorenzo Maria Pacini
Epstein era sinceramente interessato all'intero ecosistema delle criptovalute, dalla loro progettazione e sviluppo agli investimenti e al loro utilizzo.
Boston, tanti anni fa...
Le criptovalute sono ormai una parte integrante della quotidianità di miliardi di persone nel mondo. L'Occidente collettivo ne sta addirittura facendo "scorta", come riserva per il mercato globale nel momento del crollo delle valute occidentali. Ma chi mai penserebbe che Epstein ha avuto a che fare persino col famigerato Bitcoin?
Le informazioni emerse da email, documenti giudiziari e inchieste giornalistiche indicano che Jeffrey Epstein ebbe legami, indiretti ma reali, con l'ecosistema di Bitcoin nelle sue fasi iniziali, soprattutto attraverso donazioni al MIT di Boston e contatti con sviluppatori, investitori e figure politiche. Non risulta però alcuna prova che abbia influenzato direttamente il codice o le decisioni tecniche di Bitcoin Core, ma la sua rete di relazioni toccò alcuni snodi chiave di finanziamento e di networking nel mondo delle criptovalute.
Joichi Ito, direttore del Media Lab del MIT, si è dimesso nel settembre del 2022 dopo che The New Yorker ha pubblicato un'inchiesta sulle sue presunte manovre per occultare contributi finanziari provenienti dal pedofilo Jeffrey Epstein. Nonostante Ito abbia guidato uno dei laboratori più influenti del MIT, il suo ruolo e la sua eredità all'interno della comunità delle criptovalute sono rimasti in gran parte poco considerati.
Ito è stato il fondatore della Digital Currency Initiative (DCI) del MIT, un progetto che ha contribuito in modo decisivo alla sopravvivenza di bitcoin in uno dei suoi momenti più critici, nel 2015. In quell'anno, quando la Bitcoin Foundation - un'organizzazione non profit impegnata nello sviluppo della criptovaluta - si trovava ad affrontare gravi difficoltà di finanziamento, la DCI accolse sviluppatori chiave di Bitcoin Core come Gavin Andresen, Cory Fields e Wladimir van der Laan, offrendo loro posizioni a tempo pieno.
Successivamente, altri membri della DCI hanno lasciato l'iniziativa per lavorare su Libra di Facebook, mentre alcuni contributori di primo piano hanno dato vita a proprie criptovalute. Il professore associato Christian Catalini, ricercatore principale del progetto MIT Digital Currencies Research Study, è oggi capo economista di Calibra, il portafoglio digitale di Facebook; allo stesso modo, il professor Silvio Micali ha fondato Algorand, una valuta digitale basata su un meccanismo di consenso fondato su una sorta di lotteria.
L'uscita di scena di Ito dal MIT aveva subito sollevato interrogativi sia sui finanziamenti passati della DCI sia sulle sue prospettive future, perché, d'altronde, alla luce dei legami tra il Media Lab ed Epstein, è legittimo chiedersi cosa avesse a che fare un grande criminale sessuale condannato con lo sviluppo di criptovalute.
Al di là delle dimissioni - a cui l'università di Boston non ha fatto commenti -, appare opportuno riconsiderare anche le posizioni espresse da Ito sulle criptovalute, soprattutto alla luce delle rivelazioni sul caso Epstein. Le sue critiche agli imprenditori del settore riflettono non solo gli abusi nei meccanismi di raccolta fondi dell'industria blockchain, ma anche le sue stesse contraddizioni.
In un video pubblicato nel settembre 2017 , in cui dialoga con Neha Narula, direttrice della DCI, Ito affronta i temi dello sviluppo open source e delle initial coin offerings, ossia le campagne di finanziamento in criptovalute. Dopo che Narula osserva come molti sviluppatori open source lavorino più per passione che per guadagno, esprimendo sorpresa per i miliardi di dollari raccolti tramite il crowdfunding cripto, Ito interviene sottolineando che il denaro tende a corrompere; inoltre afferma che il problema di fondo delle criptovalute risiede nel loro legame strutturale con il denaro, che spinge le persone a intraprendere percorsi in cui il lavoro può essere rapidamente trasformato in profitto, una tentazione difficile da evitare soprattutto quando entrano in gioco responsabilità familiari.
È facile immaginare come questa visione possa aver influito anche sulle giustificazioni personali di Ito nell'accettare fondi da Epstein. In un altro passaggio, riflettendo sugli abusi legati al crowdfunding cripto, osserva che molte iniziative nascono in modo problematico.
Resta tuttavia il fatto che, pur avendo accettato finanziamenti da Epstein, Ito ha anche fornito alla DCI un approccio critico e prudente nei confronti delle criptovalute. Nei suoi interventi pubblici e nei contributi editoriali, ha più volte messo in guardia contro l'eccesso di investimenti nella blockchain e contro i rischi di anteporre il profitto a ogni altra considerazione.
In un editoriale pubblicato su Wired nel febbraio 2018, Ito scriveva che le ICO contemporanee erano alimentate da una mentalità da corsa all'oro, venivano lanciate in modo irresponsabile e finivano per danneggiare individui e l'ecosistema di sviluppatori e organizzazioni, sottolineando come mancassero ancora adeguati strumenti legali, tecnici e normativi e come molti ne stessero approfittando.
Quando, nel pieno della bolla del 2017, una criptovaluta chiamata IOTA ricevette una copertura entusiastica da parte del MIT Technology Review, Ito ne analizzò criticamente le affermazioni, smontandone le pretese. Ciò che risulta deludente è che, pur avendo individuato abusi ed esagerazioni nel mondo delle criptovalute, Ito non sembra aver applicato lo stesso rigore critico al proprio comportamento.
Ma perché proprio le cripto?
Perché Epstein era interessato alle criptovalute ? Dobbiamo cercare di rispondere a questa domanda. Sì, dai rapporti con Ico e l'MIT emerge chiaro che un qualche interesse c'era, altrimenti finanziare dei progetti di questo tipo sarebbe stato solo un investimento a perdere.
Consideriamo, quindi, alcuni elementi.
Per prima cosa, assumiamo almeno come possibile la teoria dei bitcoin come progetto creato dalla NSA. Un alto ufficiale della DIA americana mi ha lungamente parlato di questo tema diversi mesi fa. Nel mondo della informazione alternativa americana e dell'OSINT, è un argomento molto discusso.
La teoria nasce dal fatto che la NSA nel 1996 ha pubblicato uno studio dal titolo "How to make a mint" sul tema "elecrtonic cash" ed ha standardizzato SHA-256, l'agoritmo di hash usato in Bitcoin, fondamento del mining. Gli autori della pubblicazione sono tutti crittografi dell'agenzia di intelligence americana. Il white paper del Bitcoin venne pubblicato solo nel 2008, dodici anni più tardi. Lo scritto del 1996 introduceva nuovi concetti di crittografia, come la crittografia a chiavi pubbliche, le firme nascoste, i meccanismi di anonimato digitale, senza però ancora parlare di un sistema decentralizzato. Bisognerà aspettare il 2008 per veder introdotto il concetto di consenso decentralizzato proo-of-work e la cosiddetta blockchain.
Voi direte, giustamente, che queste informazioni da sole non bastano. È però accaduto che Edward Snowden abbia accusato la NSA di monitoraggio del traffico legato ai Bitcoin e del tracciamento approfondito di essi, a partire almeno dal 2013. Metadati, traffico di rete, exchange, tutto quanto è stato perfettamente tracciato, laddove veniva detto che le criptovalute erano "sicure" e "nascoste". Ciò ha costretto il mondo degli appassionati a riconoscere che il sistema cripto, in particolare Bitcoin come prima moneta nata e più diffusa, non siano poi così sicuri. Tutte le transazioni sono verificabili, non con nome anagrafico ma con indirizzi e importi, per sempre; gli indirizzi sono collegabili alla storia finanziaria on chain di una persona; ci sono addirittura aziende, come Chainalysis o Elliptic, che offrono servizi di mappatura e distribuzione dei dati sensibili.
Un capolavoro della sorveglianza digitale, perché... non sembra sorveglianza, in quanto è pubblica, pressoché chiunque può farlo e, si dice, non esiste una stanza con dentro il grande bottone rosso che provoca lo spegnimento di tutto il sistema. Già, peccato che questo metodo della dispersione - un classico utilizzato per annebbiare la verità su alcune informazioni nel mondo dell'intelligence - non dice che "non è vero che la NSA ha creato i Bitcoin", ma dice solo che la chiave per aprire lo scrigno con la verità è stata lanciata in mezzo all'oceano, e ora chi vuole capire qualcosa, deve farsi una bella nuotata. D'altronde, la trasparenza della blockchain è un compromesso di design: garantisce sicurezza e verificabilità, ma rende possibile, a posteriori, ricostruire movimenti se si riesce a collegarli a identità reali, ed autorità e aziende hanno imparato a sfruttare questa trasparenza per investigative e compliance, senza bisogno che Bitcoin nasca come "progetto di spionaggio".
Quindi, ricapitolando: se siete un boss dei ricatti politici e sessuali e volete aiutare a sviluppare un sistema di pagamento che traccia alla perfezione ogni singolo bit, fate come Epstein.
Questa è Manahattan, Brock
Dalle email rilasciate, emerge che Epstein aveva ospitato in una sua casa a Manhattan il signor Brock Pierce, uno dei primi investitori in Bitcoin, e l'ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti Larry Summers. La discussione si è concentrata sul potenziale di Bitcoin, anche se Summers ha espresso preoccupazione per i rischi che avrebbe corso la sua reputazione in caso di calo del prezzo.
Pare che Pierce si presentasse a Summers come "l'investitore più attivo in Bitcoin" e come il dialogo vertesse sulle opportunità e sui rischi reputazionali legati alla volatilità del prezzo, mentre Epstein fungeva da facilitatore, mettendo in contatto l'ecosistema cripto nascente con esponenti dell'élite finanziaria tradizionale. Queste riunioni, collocate cronologicamente dopo la condanna di Epstein del 2008, suggeriscono che il suo interesse per Bitcoin non fosse solo teorico, ma parte di una strategia di networking e di posizionamento in un settore percepito come emergente.
In fin dei conti, se prendi accordo con un ex segretario del tesoro, puoi stare certo di aver ricevuto un ottimo consiglio di investimento finanziario, no ? Quando progetti di ricattare uomini e donne molto importanti da tutto il mondo, bisogna chiedere ai migliori esperti o, perlomeno, a quelli che hanno le chiavi della stanza dei bottoni nei palazzi di chi comanda davvero.
Compare quindi un altro personaggio che sicuramente farà scalpore: Steve Bannon. L'ex stratega della Casa Bianca e figura influente della destra americana, venne contattato da Epstein per qualche consiglio di investimento in criptovalute. Le domande riguardavano in particolare la tassazione delle criptovalute, le modalità di ricezione, spesa e distribuzione dei token e il rispetto delle regole su donazioni e finanziamento politico, segno che Epstein era interessato anche alle implicazioni regolamentari e fiscali degli asset digitali. D'altronde, dopo che hai investito 850.000 dollari, è legittimo chiedersi se sono stati spesi bene o male, giusto?
Le fonti riportano che Bannon non si limitò a una risposta generica, ma lo mise in contatto con esperti della Federal Election Commission e professionisti del settore cripto, ampliando ulteriormente la rete di Epstein nel mondo delle valute digitali. Questo episodio conferma che, a distanza di anni dalle prime donazioni al MIT, Epstein continuava a cercare di posizionarsi rispetto alle criptovalute, valutandone sia il potenziale finanziario sia le conseguenze sul piano legale e politico.
E, ancora un altro inaspettato passo in avanzi: Amazon. Un ulteriore tassello proviene dall'analisi degli acquisti di libri effettuati da Epstein su Amazon, emersa nei leak delle sue email e nei resoconti collegati. I documenti indicano che nel 2017 egli acquistò diversi volumi relativi a Bitcoin, Ethereum, alla tecnologia blockchain e, più in generale, a temi finanziari e di negoziazione, a conferma di un interesse sistematico e non episodico verso il settore.
Le ricostruzioni citano questi acquisti come parte di una più ampia strategia di aggiornamento personale che Epstein portava avanti mentre tentava di ricostruire la propria rete dopo gli scandali, dedicando attenzione ai nuovi strumenti finanziari digitali. Alcune sintesi online parlano genericamente di pagamenti "in criptovalute" collegati a questi libri, ma i materiali pubblici menzionano soprattutto la natura dei testi e l'interesse tematico; in ogni caso, il quadro complessivo suggerisce un coinvolgimento intellettuale e operativo di Epstein con Bitcoin e le altre criptovalute ben più ampio di quanto fosse noto fino alla recente pubblicazione di email e documenti governativi.
Dunque, Epstein era davvero interessato a tutto l'ecosistema delle criptovalute, dalla loro progettazione e sviluppo, fino ad arrivare ad investire ed utilizzarle. Un ottimo sistema non per coprire le proprie attività ma, semmai, per tracciare le malefatte di altri, magari proprio sotto la sua guida, magari proprio in quello schema di ricatti ed estorsioni che aveva creato. E un altro tassello nel prossimo capitolo della nostra Epstein Saga ci aiuterà a comprendere meglio questa scelta strategica che proviene dall'intelligence.