📚 24/10/2026 strategic-culture.su  7min ⁎️ 7 🇮🇹 #330998

Milano, drammatico paradigma di un Occidente sempre meno inclusivo e sempre più diseguale

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Davide Rossi

Milano assurge così a paradigma di un Occidente che esclude ed emargina, privo di prospettive, privo di un'autentica volontà di invertire la rotta, votato più o meno consapevolmente all'autodistruzione.

Martedì 13 ottobre 2026 - mattina

Salone di rappresentanza del Comune di Milano, tra stucchi e affreschi, una composita schiera degli anziani più abbienti della città premia dei loro pari grado per età e per reddito, in mezzo a un effluvio di parole tanto vuote quanto altisonanti, un imbarazzante racconto di una città immaginaria, che esiste solo nelle chiacchiere dei loro ristretti circoli di amici e conoscenti, è tutta una narrazione di frizzi e lazzi, scoppiettanti meraviglie, luminose eccellenze, immancabili successi, se la suonano e se la cantano tra di loro, in mezzo a un tonitruante profluvio di aggettivi tutti superlativi, anzi, ultra - superlativi, un coretto autoreferenziale parossistico ed entusiastico in cui scambiano - forse inconsapevolmente - lo specchio dentro cui si rimirano felici e beati per una finestra sulla città.

D'altronde si frequentano abitualmente e assolutamente solo tra loro nell'ora dell'aperitivo e della cena e non riescono a vedere null'altro che loro stessi, anche la cameriera che porta i piatti in tavola è una specie di fantasmatica presenza a suo modo sconosciuta ed evanescente, di cui a mala pena ricordano l'esotico nome peruviano o filippino. Sono i campioni della società neo - schiavile 1, inventata con maestria palazzinara dai maggiorenti politici della città, ogni vagonata di cemento, riversatasi su Milano nell'ultimo decennio in quantità impressionanti, ha avuto effetti sociali dirompenti e deflagranti aumentando il divario sociale, costruendo schiere di poveri, lavoratori a basso reddito e pensionati, con i primi spesso a servizio del sempre più ristretto, ma pur considerevole, cerchio dei benestanti.

Domenica 18 ottobre 2026 - pomeriggio

Come non fosse bastata la guerriglia urbana scatenatasi in piazza Duomo e tutto attorno, a margine della manifestazione di sabato 17 ottobre contro il caro - vita, il caro - carburanti, il prezzo sempre più proibitivo dei prodotti alimentari, le bollette aumentate di un terzo e per ciò stesso sempre più intollerabili, almeno per quella metà di milanesi che a fatica arriva alla terza settimana del mese, ecco che ragazzini a mala pena quattordicenni si danno appuntamento in branco per la domenica.

È rabbia pura, scriteriata e distruttrice, è odio per tutto quello che vedono e da cui sono esclusi. Spaccano e rubano, è un esproprio proletario compiuto da masse di ragazzini che non hanno nessuna consapevolezza di essere proletari, ma che in ogni caso si comportano in questo modo perché non vogliono essere proletari, ovvero l'ultimo gradino di una società pesantemente ingiusta, diseguale, escludente, hanno un istintuale desiderio di uguaglianza, ma non la sanno declinare in nessun modo, anche perché tanto è impossibile, il divario sociale non è colmabile, l'ammissione al ristretto circolo dei possidenti che possono permettersi di comprare e possedere quello che vogliono non li riguarda, purtroppo non tocca neppure tutte e tutti quei milanesi che son scesi in piazza pacificamente il giorno precedente.

Questi ragazzini sono fuori da tutto, vittime di una città e di una società in cui gli abbienti organizzano convegni sull'inclusività, in cui volano paroloni e discorsoni pieni di propositi, i quali terminano appunto all'ora dell'aperitivo.

Sono ragazzine e ragazzini cresciuti nelle periferie invisibili, povere, quelle in cui non arriva la metropolitana e gli autobus e i tram sono stati dimezzati negli ultimi anni, non credono in niente e in nessuno. Si muovono in branco, perché solo dentro il branco dei loro pari riconoscono quel minimo di uguaglianza che non trovano da nessuna altra parte.

Odiano la scuola, perché è vuota, perché non offre prospettive, perché usa parole antiche e a volte incomprensibili, perché i professori sono vecchi e hanno l'età dei loro nonni che stanno a Lima, al Cairo, a Manila, perché studiare molto difficilmente potrà permettere loro di emanciparsi dalla povertà, anzi è certamente inutile, perché tanto sanno già benissimo a dodici anni che i loro genitori non avranno mai i soldi per mandarli all'università.

Disprezzano i loro genitori, li disprezzano profondamente, con una rabbia che spesso cancella ogni affetto. Li guardano consumarsi di fatica per portare a casa il pane della sopravvivenza, donne e uomini italiani e più spesso di tutto il mondo che si alzano alle quattro del mattino, il papà per andare a pulire gli uffici degli abbienti, la mamma per sbrigare fino alle sei del mattino le questioni di casa propria e poi prendere anche lei quel bus che non arriva mai per andare a pulire le case di quegli stessi abbienti, per portare a passeggio i loro cani, per stirare le loro camicie e per preparare la loro cena. Gli uomini lavorano anche nell'edilizia, ogni cantiere è una babele di lingue, nell'urbanistica, là dove si rifanno marciapiedi e strade asfaltate si sente solo parlare arabo, chissà se per appalto diretto o subappalto, o purtroppo, come accade non di rado, per subappalto di un altro subappalto, fanno i custodi dei palazzi in cui gli abbienti a mala pena passando la mattina biascicano loro un annoiato "buongiorno".

Lo schianto tra la città immaginaria, o per meglio dire reale per una ristrettissima minoranza, e quella reale, o per meglio dire dura e povera per la stragrande maggioranza, ha la violenza delle vetrine mandate in frantumi, così la società, come quei vetri sfondati, collassa senza lasciare margine alcuno di ricomposizione.

Un mondo peggiorato dall'individualismo, un universo che ha perso ogni spazio sociale e collettivo in cui ritrovarsi e confrontarsi, in cui la fatica e il sacrificio sono visti come la condizione dello sfruttato neo - schiavile, non del lavoratore, anche perché il lavoratore riceve sempre meno diritti e meno rispetto e dunque ha sempre meno dignità.

Una società che coltiva il culto della ricchezza e che (auto)premia e (auto)celebra chi l'esibisce, che marginalizza e giudica negativamente chi da quella ricchezza è escluso.

Una società senza pietà, piena di un'arroganza diffusa e cattiva, che ha elevato l'esibizionismo della ricchezza e il disprezzo per chi non la possiede a massima espressione di giudizio verso le altre e gli altri.

Le ragazzine e i ragazzini delle periferie respirano questo clima tossico in cui l'avere è tutto e l'essere gli è totalmente subordinato.

Respirano la violenza del disprezzo che li marginalizza e a loro volta - come detto - hanno fatto proprio quel disprezzo al punto da riversarlo sui loro genitori, li osservano senza capirli, guardandoli schiacciati dalla fatica quotidiana, inginocchiati davanti all'arroganza e alla prepotenza degli abbienti.

I genitori tristi e sconfortati si interrogano mestamente su una società, quella occidentale, così violenta da aver distrutto qualsiasi valore, qualsiasi rispetto, qualsiasi affetto. Amano i loro figli, cercano di mostrare con il loro impegno quell'amore, ma appunto non sono capiti e non sono ricambiati, maturando indicibile interiore dolore.

È una società divaricata, del tutto frammentata e atomizzata, non vi è assolutamente alcun progetto per la costruzione di una città partecipata e condivisa, non esiste alcuna autentica volontà di una ricomposizione comunitaria.

È la deriva finale di una società priva di autentica empatia, di sincero interesse per il prossimo.

Ora il governo italiano vara leggi per la punibilità dei minorenni, aumenteranno i carcerati dei penitenziari minorili, un muro con le sbarre che terrà nascosta per un po' una minuscola porzione del disagio sociale e giovanile.

Nulla più.

Milano assurge così a paradigma di un Occidente che esclude ed emargina, privo di prospettive, privo di un'autentica volontà di invertire la rotta, votato più o meno consapevolmente all'autodistruzione.

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1 Leggasi quanto già dettagliatamente spiegato in  strategic-culture.su

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