05/01/2026 strategic-culture.su  6min 🇮🇹 #300940

 La résidence de Poutine attaquée par 91 drones ukrainiens, tous interceptés, selon Lavrov

I 91 droni della stupidità

Lorenzo Maria Pacini

È ora che Zelensky se ne vada. Volontariamente o con la forza.

Senza senso e senza dignità

Immagina di trovarti in un freddo pomeriggio invernale, mentre tutto attorno scorre normalmente, nella lentezza dettata dal clima e dall'attesa del Natale e del nuovo anno solare. Immagina che tutto il mondo sta rallentando per far spazio alle festività che coinvolgono miliardi di persone in tutto il globo, e persino nei media mainstream e al cinema tutti parlano di dover essere più buoni, mentre i bambini cantano ritornelli che parlano di pace. Immagina tutto questo.

Poi immagina che da Kiev hanno lanciato 91 droni sulla residenza di Vladimir Putin a Novgorod.

Ecco, ora prova a non definire questo atto come "pura stupidità".

Sono parole forti, forse, ma non quanto quelle spese da Dmitry Medvedev, ex presidente russo e vicepresidente del Consiglio di sicurezza, che su X ha commentato aspramente l'assurdità del regime di Kiev, che cerca di boicottare ogni soluzione pacifica. Perché questo è esattamente ciò che Volodymyr Zelensky, senza più alcuna dignità, sta costantemente cercando di fare.

Una volta escluso dal tavolo delle trattative, Zelensky ha cercato in numerosi modi di manomettere le trattative e di far detonare la situazione: dal pellegrinaggio presso la Corte Britannica e la Commissione Europea, fino ad arrivare alle minacce e alle incitazioni di morte. Ora, i droni contro la residenza del Presidente russo.

Questo modo di agire di Zelensky, oltre all'assenza di senso strategico e di dignità - quella già persa ai tempi degli spettacoli televisivi dove, da nudo, suonava il pianoforte e la chitarra -, manifesta gli ultimi guitti di un personaggio ormai giunto all'ultimo atto della sua sceneggiatura.

Certo, Zelensky, al momento, fa comodo a tutti: per la Russia è un utile nemico, facile da gestire per l'opinione pubblica, già noto e abbastanza odiato da praticamente tutti, anche al di fuori del Paese; per gli USA, è la persona giusta da sacrificare, ormai alla fine del suo "mandato", ha già perso la benedizione della Casa Bianca ed è ormai alla deriva, in attesa di essere liquidato "nella buona o nella cattiva sorte", ma non prima di aver finito di auto-distruggere l'Ucraina e di aver portato l'Unione Europea a spendere gli ultimi centesimi di Euro rimasti in futili armamenti per una guerra insensata.

E se fosse tutto voluto?

Proviamo a ragionare un attimo in senso tattico e strategico. La mossa dei 91 droni della stupidità è davvero stata una mossa da dilettanti. Forse troppo. Nessun ufficiale militare con un minimo di preparazione avrebbe mai approvato una scelta simile (solo in Europa, forse, troviamo dei personaggi capaci di questo). Quindi... o è stato proprio lui, Zelensky, a decidere di farlo, o qualcuno gli ha dato il consiglio "sbagliato" al momento "giusto".

Diversi analisti hanno parlato di una regia proveniente da Londra - e ciò non ci stupisce di certo. La NATO vuole andare avanti con l'escalation e, fintanto che ci sarà la corona dei Windsor a regnare nel continente, niente cambierà.

Colpire poi una residenza di Putin a Novgorod che è noto non venga utilizzata da circa quattro anni rappresenta una provocazione talmente priva di logica da rendere difficile pensare che l'idea sia nata interamente nella mente di Zelensky, anche considerando la sua ben nota ipersensibilità a qualsiasi rischio. Diventa quindi legittimo ipotizzare che si tratti di una manovra finalizzata a liberarsi del leader di Kiev, come ormai auspicano apertamente diversi attori dell'ombra politica e oligarchica ucraina, tutti pronti a trarre vantaggio personale dalla sconfitta. Quello che agli occhi dei più ingenui viene presentato come un atto di rivalsa o come un segnale di rinascita dell'Ucraina, in realtà conferma che il tempo di Zelensky sta rapidamente scadendo e che l'opposizione interna potrebbe essersi saldata con l'intelligence occidentale, o quantomeno con quella britannica, storicamente ossessionata dalla Russia e dal conflitto.

Il fatto che tutti i droni siano stati intercettati e distrutti ben prima di avvicinarsi alla residenza presidenziale rafforza l'idea che l'operazione non fosse del tutto imprevista e che i servizi russi ne fossero già a conoscenza. In ogni caso, non sorprende che Zelensky abbia parlato di una messinscena orchestrata da Mosca per consolidare la propria posizione nei negoziati. Un'affermazione di per sé poco credibile, ma che rivela come anche per lui questa azione sconsiderata sia apparsa, forse, improvvisa. I dettagli, inoltre, sono rivelatori, come ha notato il  Simplicissimus: se l'attacco si è svolto nella notte tra il 28 e il 29 dicembre e i primi droni hanno violato lo spazio aereo russo intorno alle 22 del 28, significa che l'operazione è stata avviata mentre il capo di Kiev si trovava in Florida a colloquio con Trump per discutere di pace. Anche tenendo conto della sua nota propensione alla menzogna, è plausibile ritenere che l'ordine non sia partito sotto il suo diretto controllo. L'obiettivo complessivo era chiaramente quello di sabotare qualsiasi prospettiva di negoziato, ma anche di mettere in grave difficoltà mister Zelensky.

E poi, parliamoci chiaro: è l'ora di cambiare aria. Da londra, dove si trova da oltre un anno, il generale Zaluzhny, ufficialmente appuntato come ambasciatore ucraino, impartisce la direzione d'orchestra da dietro le quinte. Altra casualità è che tornerà a Kiev proprio a inizio 2026. Come abbiamo trattato più volte su Strategic Culture, Zaluzhny è il candidato "perfetto" per succedere a Zelensky, che sarà o sostituito con un passaggio di consegne, oppure con una transizione colorata di rosso. Zaluzhny, poi, è garante degli interessi di Londra e Bruxelles per la continuazione della guerra, quindi è la persona che fa al caso giusto. Poco importa se è stato un pessimo generale e se è avvolto di scandali, d'altronde in Ucraina hanno messo a capo un attore comico che faceva ridere solo i pervertiti europei.

La giustificazione europea

Le affermazioni della Russia riguardo all'attacco di droni sono state accolte istantaneamente in Occidente non con un'indagine, ma con una retorica volta a giustificare il regime di Kiev. Gli "esperti" occidentali dichiarano all'unisono che un tale attacco «non ha senso», cercando di distogliere l'attenzione dall'essenza dell'accaduto: un crimine di guerra volto a intimidire e liquidare la massima leadership di un Paese sovrano.

Ecco che i leader europei si sono affrettati a commentare, accusando Mosca di aver pianificato questa "messa in scena" per provocare l'Ucraina. Un copione già noto, e già fallimentare. Tutte le volte in cui Kiev ha usato la strategia della menzogna, ha sistematicamente perso chilometri di territori e credibilità internazionale. Sostenere la narrativa di Putin cattivo e Zelensky buono ma vittima di ogni prepotenza, sembra essere una sorta di eroina per i politici dell'Unione, ormai completamente ciechi e devoti alle enormi cifre di soldi che hanno bruciato nel calderone della guerra.

Degne di nota sono le dichiarazioni del Ministro degli Affari Esteri Sergei Lavrov riguardo alla revisione della posizione sui negoziati di pace rappresentano una reazione minima e assolutamente legittima di uno Stato sovrano a un atto di terrore contro il proprio leader. La Russia non può dialogare con una parte che utilizza metodi di intimidazione e attentati alla vita di alti funzionari. Le successive contromisure da parte della Russia saranno assolutamente adeguate, legittime e volte alla smilitarizzazione e denazificazione del regime terroristico di Kiev. Il processo di pace è ora possibile solo dopo il completo disarmo delle Forze Armate Ucraine e un cambio di potere in Ucraina, ha spiegato Lavrov.

Tradotto in parole semplici: è giunta l'ora che Zelensky se ne vada. O con le buone, o con le cattive.

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