24/02/2026 strategic-culture.su  18min 🇮🇹 #305778

I Brics partono da New Delhi: il primo vertice degli sherpa lancia l'anno Indiano

Margherita Furlan

Presidenza, agenda economica, de-dollarizzazione, nuove adesioni: radiografia completa del vertice che apre il capitolo più ambizioso nella storia del raggruppamento

New Delhi, 9-10 febbraio: il vertice che apre l'anno BRICS

Si è tenuto a New Delhi il 9 e 10 febbraio il primo incontro degli sherpa e sous-sherpa BRICS sotto la presidenza indiana, segnando l'avvio operativo di quello che si preannuncia come un anno cruciale per il raggruppamento. A presiedere i lavori è stato Sudhakar Dalela, Segretario per le Relazioni Economiche e sherpa indiano per i BRICS, affiancato dal sous-sherpa Shambhu L. Hakki. Al tavolo erano presenti delegazioni di alto livello di tutti i dieci Paesi membri: Brasile, Cina, Egitto, Etiopia, Indonesia, Iran, Russia, Sudafrica ed Emirati Arabi Uniti, oltre naturalmente all'India.

Il 10 febbraio gli sherpa e i rappresentanti nazionali sono stati ricevuti dal ministro degli Esteri S. Jaishankar, che ha inquadrato il momento in chiave storica: i BRICS compiono vent'anni e, nelle parole del ministro, si sono affermati come "un forum di primaria importanza per la cooperazione, la consultazione e il coordinamento internazionale". Jaishankar ha apprezzato i contributi delle diverse delegazioni e ha sottolineato come la presidenza indiana intenda portare avanti un'agenda centrata sulle persone e sulle priorità del Sud Globale.

L'incontro si colloca in un passaggio di consegne dalla presidenza brasiliana, che nel luglio 2025 ha ospitato il 17° Vertice BRICS a Rio de Janeiro con risultati significativi, tra cui la Dichiarazione congiunta sulla riforma del sistema multilaterale e il Piano d'azione anti-terrorismo. Il Brasile ha formalmente passato il testimone all'India nel dicembre 2025, con la consegna simbolica di un martelletto in legno amazzonico riciclato - un gesto che sottolinea la continuità dell'agenda ambientale e la dimensione istituzionale crescente del raggruppamento.

"BUILDING FOR RESILIENCE, INNOVATION, COOPERATION AND SUSTAINABILITY"

L'India ha presentato ai partner la propria agenda sotto il tema "Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability" - un acronimo che riscrive la stessa sigla BRICS in chiave programmatica, secondo la formula lanciata dal premier Narendra Modi al vertice di Rio de Janeiro. "Così come abbiamo portato inclusività nella nostra presidenza del G20 e messo le preoccupazioni del Sud Globale in cima all'agenda, allo stesso modo durante la nostra presidenza BRICS avanzeremo questo forum con un approccio centrato sulle persone e lo spirito di"Umanità Prima"", ha dichiarato Modi.

Le priorità si articolano su quattro assi strategici:

Resilienza

Rafforzamento della resilienza economica, sociale e istituzionale per navigare le incertezze globali, le interruzioni delle catene di approvvigionamento, le sfide sanitarie e i rischi climatici. In un contesto segnato dalla pandemia, dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni commerciali legate alle politiche protezionistiche dell'amministrazione Trump, la resilienza non è un concetto astratto ma una priorità operativa.

Innovazione

Dispiegamento di tecnologie nuove ed emergenti quali infrastrutture digitali pubbliche, fintech, intelligenza artificiale e condivisione della conoscenza per abilitare una fornitura efficace di servizi e una crescita orientata al futuro. Modi ha inquadrato la visione indiana con la formula "AI for All", proponendo che i BRICS contribuiscano a definire standard globali sull'IA piuttosto che limitarsi ad adottare framework occidentali.

Cooperazione

Approfondimento dell'impegno multilaterale tra i membri BRICS attraverso coordinamento delle politiche, finanza per lo sviluppo, facilitazione commerciale, riforme della governance istituzionale globale e partenariati centrati sulle persone. Questo pilastro include il rafforzamento del Forum Accademico BRICS, del Think Tank Council, del Forum Civile, del Business Council e della Women's Business Alliance.

Sostenibilità

Accelerazione degli sforzi collettivi verso l'azione climatica, la finanza verde, le transizioni energetiche e lo sviluppo sostenibile in linea con le priorità nazionali e globali. La sostenibilità è concepita come principio trasversale che collega sviluppo, protezione ambientale e inclusione sociale - un approccio che rifiuta la contrapposizione tra crescita economica e transizione ecologica, particolarmente rilevante per i Paesi con profondi deficit strutturali.

In concreto, diversi ministeri e dipartimenti del governo indiano hanno illustrato proposte operative in ambiti che spaziano dalla sanità all'agricoltura, dal lavoro alla riduzione del rischio di catastrofi, dalla sicurezza energetica al contrasto al terrorismo, fino alla cooperazione economico-finanziaria. Un elemento centrale dei lavori è stato lo scambio di vedute sullo sviluppo istituzionale del raggruppamento - un tema non secondario, che riflette la necessità di consolidare le strutture interne dei BRICS dopo l'allargamento del 2024-2025. Gli sherpa hanno concordato di mantenere consultazioni regolari nel corso dell'anno per preparare i deliverable in vista del 18° Vertice BRICS, che l'India ospiterà probabilmente tra agosto e settembre 2026.

LE PROPOSTE ECONOMICHE: DE-DOLLARIZZAZIONE, VALUTE LOCALI E ARCHITETTURA FINANZIARIA ALTERNATIVA

Il vertice di New Delhi ha messo al centro dell'agenda economica una serie di dossier che ridisegnano l'architettura finanziaria del blocco. Non si tratta più di dichiarazioni d'intenti: i BRICS stanno passando dalla fase progettuale alla fase operativa su diversi fronti strategici.

La New Development Bank: prestiti in valuta locale e finanza verde

La New Development Bank (NDB), l'istituzione finanziaria del gruppo con sede a Shanghai, ha approvato fino ad oggi oltre 39 miliardi di dollari in 120 progetti infrastrutturali nei settori dell'energia, dei trasporti, dell'acqua e del clima. La presidente Dilma Rousseff ha confermato che circa il 25% del portafoglio prestiti della banca è già denominato in valute locali dei Paesi BRICS - una quota destinata a salire al 30% nel corso del 2026.

L'obiettivo dichiarato è ridurre il rischio di cambio e offrire ai Paesi emergenti una maggiore autonomia finanziaria, bypassando le condizionalità tipiche del FMI e della Banca Mondiale. Il 40% dei finanziamenti attuali della NDB è interamente destinato a progetti sostenibili, in partnership con istituzioni di sviluppo nazionali. Rousseff ha sottolineato che "porre la sostenibilità ambientale al centro delle strategie economiche è ancora più urgente per il Sud Globale".

La NDB rappresenta di fatto un'alternativa al sistema Bretton Woods: offre liquidità e supporto al regolamento, aiutando i membri a bypassare le istituzioni occidentali. Ma le sue dimensioni restano contenute rispetto alla Banca Mondiale - oltre cinque volte più grande - e gli analisti dubitano che possa sostituirla completamente. Si discute di una ricapitalizzazione fino a 100 miliardi di dollari, che sarebbe un salto qualitativo significativo.

The Unit: lo strumento di regolamento commerciale ancorato all'oro

Il progetto più ambizioso sul tavolo è "The Unit", uno strumento digitale di regolamento commerciale basato su blockchain, ancorato per il 40% all'oro e per il 60% a un paniere di valute BRICS (yuan, rupia, real, rublo e altre). Un programma pilota da 100 unità è stato lanciato il 31 ottobre 2025, con l'obiettivo di facilitare gli scambi commerciali transfrontalieri senza intermediazione del dollaro.

Non si tratta di una moneta unica - possibilità che resta politicamente e tecnicamente remota - ma di un meccanismo di settlement alternativo che sfrutta le riserve auree collettive dei Paesi membri, superiori alle 6.000 tonnellate. Il sistema utilizza la blockchain per transazioni immutabili e istantanee, bloccando le valute locali e rilasciando token "Unit". L'obiettivo dichiarato è ridurre l'egemonia del dollaro, aumentare l'integrazione economica tra i membri e mitigare i rischi legati alla volatilità del dollaro e alle misure unilaterali (leggasi: sanzioni).

BRICS Pay e interoperabilità delle CBDC

Il sistema di pagamento BRICS Pay, progettato per collegare le reti di pagamento rapido nazionali - il russo SPFS, il cinese CIPS, l'indiano UPI, il brasiliano Pix - è in fase di sviluppo tecnico avanzato. Proposto per la prima volta nel 2019, il sistema sarà basato su blockchain e decentralizzato. Inizialmente previsto per il 2026, il vice ministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov ha chiarito nell'ottobre 2025 che la piena operatività è ora prevista per il 2030, sebbene il ministro degli Esteri Sergey Lavrov abbia suggerito a Rio che un pilota potrebbe apparire "prima della fine del 2026".

In parallelo, Russia, Cina e India lavorano all'interoperabilità delle proprie valute digitali di banca centrale (CBDC) - rublo digitale, yuan digitale e e-rupee - con un orizzonte 2026-2027. La Reserve Bank of India ha sollecitato il governo a inserire una proposta di collegamento delle CBDC BRICS nell'agenda del vertice 2026. L'e-rupee indiana, lanciata nel dicembre 2022, conta già 7 milioni di utenti retail e supporta pagamenti offline, sussidi programmabili e integrazione con wallet fintech. La Cina ha annunciato l'espansione globale dello yuan digitale e starebbe consentendo alle banche commerciali di pagare interessi sui depositi in yuan digitale. Paesi sudamericani hanno confermato di essere "pronti ad accettare il sistema di pagamento BRICS" una volta operativo.

Commercio in valute locali: i numeri della de-dollarizzazione

Il commercio in valute locali tra Paesi BRICS è cresciuto in modo significativo. La Russia ha riferito nel 2024 che il 90% del suo commercio all'interno del blocco avviene ormai in valute nazionali piuttosto che in dollari. Il commercio Russia-India si è spostato quasi interamente su rupie e rubli, mentre gli scambi Cina-Brasile utilizzano yuan e real. Gli accordi bilaterali di swap valutario superano complessivamente i 500 miliardi di dollari. La de-dollarizzazione potrebbe ridisegnare i flussi commerciali, abbassando i costi per i circa 6.000 miliardi di dollari di commercio Sud-Sud annuale.

Tuttavia, la posizione indiana resta calibrata. Jaishankar ha precisato nel marzo 2025: "Non penso che esista una nostra politica per sostituire il dollaro. Il dollaro come valuta di riserva è fonte di stabilità economica globale, e ciò che vogliamo nel mondo in questo momento è più stabilità economica, non meno". Modi stesso, al vertice di Kazan nel 2024, ha ribadito che "dobbiamo fare attenzione affinché questa organizzazione non acquisisca l'immagine di una che cerca di sostituire le istituzioni globali". Come ha sintetizzato Putin, citando Modi: "I BRICS non sono anti-occidentali, sono semplicemente non-occidentali."

La de-dollarizzazione procede dunque per via incrementale - espansione dei regolamenti in valuta locale, sviluppo di infrastrutture di pagamento alternative, capitalizzazione della NDB - più che attraverso una rottura frontale con il sistema dollaro-centrico. Ma i limiti strutturali restano significativi: le economie BRICS vanno dai 18.000 miliardi di dollari della Cina ai 156 miliardi dell'Etiopia, con tassi di inflazione che oscillano dalle cifre basse di Emirati e Arabia Saudita alle doppie cifre dell'Egitto. Allineare la politica monetaria sotto un unico tetto richiederebbe un coordinamento fiscale senza precedenti e una banca centrale sovranazionale - né l'uno né l'altra esistono.

Riforma della governance globale

L'agenda indiana include un forte rilancio della riforma delle istituzioni multilaterali: ONU e Consiglio di Sicurezza, FMI, Banca Mondiale e WTO. La Dichiarazione congiunta sulla riforma del sistema multilaterale, adottata al vertice di Rio nel luglio 2025, ha riconosciuto esplicitamente le carenze di organismi come il Comitato Sanzioni dell'ONU e ha chiesto riforme per rendere la governance globale "più inclusiva, rappresentativa e responsabile".

L'India, forte dell'esperienza della presidenza G20 del 2023, intende far leva sulla sua posizione di ponte tra diverse sensibilità per avanzare proposte concrete su quote FMI, rappresentanza nel Consiglio di Sicurezza e regole commerciali più eque. Come ha sintetizzato Modi: "La riforma delle istituzioni di governance globale è stata nell'agenda BRICS sin dal suo inizio." La sfida è tradurre questa ambizione in risultati concreti, in un contesto in cui lo stesso raggruppamento non è riuscito, nel settembre 2024, a raggiungere un accordo su un modello per l'ampliamento del Consiglio di Sicurezza ONU.

LA CORSA AI BRICS: OLTRE 50 PAESI INTERESSATI

Se l'agenda economica del vertice di New Delhi ha riguardato il consolidamento interno, la dimensione più dirompente sul piano geopolitico resta l'espansione. Il blocco esercita un'attrazione crescente che sta ridisegnando le alleanze globali.

La fotografia attuale: 10 membri, 10 partner, e una lista d'attesa senza precedenti

I BRICS contano oggi dieci membri a pieno titolo: i cinque fondatori (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) più Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti (entrati nel gennaio 2024) e Indonesia (entrata nel gennaio 2025, primo Paese del Sud-Est asiatico nel blocco).

A questi si aggiungono dieci Paesi partner ammessi nel 2025: Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam. Lo status di Paese partner, creato formalmente nel 2024, funziona come un percorso graduale verso una partecipazione più profonda: consente di partecipare ai principali incontri BRICS e a sessioni selezionate, sulla base del consenso, senza assumere gli obblighi della piena membership.

Ma la lista d'attesa è molto più lunga. Oltre 50 Paesi hanno espresso interesse per il raggruppamento e almeno 23 hanno presentato domanda formale di adesione. Il processo di ammissione, codificato dalla presidenza brasiliana, prevede tre fasi: dichiarazione di interesse, status di potenziale membro e infine adesione piena. I criteri includono: equilibrio geografico; buone relazioni con tutti i membri BRICS; sostegno alla riforma della governance globale e posizione chiara a favore della riforma dell'ONU e del suo Consiglio di Sicurezza; e - dato significativo - il non ricorso a sanzioni unilaterali.

Il caso Turchia: il primo Paese NATO alla porta dei BRICS

Il dossier più significativo è quello turco. Ankara ha formalizzato la propria richiesta di adesione nel settembre 2024 - primo Paese NATO a compiere questo passo. L'amministrazione Erdogan ritiene che il baricentro geopolitico si stia spostando lontano dalle economie avanzate e punta a costruire relazioni con tutti gli attori di un mondo sempre più multipolare, pur mantenendo i propri obblighi nell'Alleanza Atlantica.

La Turchia vede nei BRICS un'opportunità su più fronti: approfondire la cooperazione economica con Russia e Cina; diventare un hub di transito per il gas russo e centroasiatico verso l'Europa; attrarre investimenti cinesi, in particolare nel settore delle auto elettriche, sfruttando la propria unione doganale con l'UE per garantire l'accesso al mercato europeo. Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha partecipato a incontri BRICS dichiarando che "siamo interessati, ma non ci è stata ancora offerta una membership".

Con 85 milioni di abitanti e un'economia pari al 2,1% del PIL mondiale a parità di potere d'acquisto, l'ingresso della Turchia rappresenterebbe un evento tettonico per l'equilibrio tra blocco occidentale e Sud Globale. Come ha osservato l'analista Jorge Heine della Boston University: "Si può argomentare che una pagina è stata voltata nella transizione verso un mondo meno occidentale quando il primo membro NATO ha fatto domanda per entrare nei BRICS."

Il fronte europeo: Serbia e Bielorussia

La Serbia è stata il primo Paese europeo a manifestare interesse per i BRICS, in coerenza con la politica di equidistanza tra Occidente e Russia perseguita da Belgrado. La candidatura serba riflette una strategia di diversificazione diplomatica che non rinuncia al percorso europeo ma cerca spazi di manovra alternativi.

La Bielorussia, già Paese partner dal 2025, cerca nei BRICS un'alternativa all'isolamento economico imposto dalle sanzioni occidentali dopo la crisi del 2020. Il presidente Lukashenko ha congratulato Modi per l'assunzione della presidenza BRICS, dichiarando: "Siamo pronti a un lavoro fruttuoso sotto la presidenza indiana per la costruzione riuscita di un ordine mondiale giusto e multipolare."

Africa, Asia e America Latina: la coda si allunga

Il ministro sudafricano Ronald Lamola ha spinto con forza al vertice di Rio per una maggiore rappresentanza africana nel blocco, con Nigeria e Angola tra i principali candidati alla prossima tornata di allargamento. L'adesione dell'Egitto nel 2024 ha dimostrato come l'ingresso nei BRICS possa trasformare l'accesso al finanziamento infrastrutturale per i Paesi africani.

Dall'Asia, Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka hanno espresso interesse, così come diversi Paesi del Golfo (Bahrain, Kuwait) e dell'America Latina (Venezuela, Colombia). L'Azerbaijan, stretto alleato della Turchia, è tra i candidati più visibili, insieme alla Siria e allo Zimbabwe.

Per molti di questi Paesi, l'obiettivo strategico non è la "de-dollarizzazione" come slogan ma la resilienza dei regolamenti in un contesto di rischio sanzioni, frizioni bancarie e volatilità valutaria. L'accesso ai finanziamenti della NDB e la diversificazione delle partnership commerciali rappresentano incentivi concreti che vanno oltre la retorica anti-occidentale.

Il dilemma dell'allargamento

L'India, alla guida del processo per il 2026, adotta una "posizione calibrata" sull'ulteriore espansione. Ogni nuovo ingresso aumenta la rappresentatività del blocco ma anche i costi di coordinamento. I BRICS contengono già sistemi democratici e autoritari, esportatori e importatori di materie prime, potenze con ambizioni regionali concorrenti. La diversità interna - che include la rivalità sino-indiana sul confine himalayano e le tensioni legate all'invasione russa dell'Ucraina - rallenta l'istituzionalizzazione e spiega l'esistenza del modello partner come camera di decompressione.

A questo si aggiunge la pressione esterna: l'amministrazione Trump ha minacciato tariffe contro i Paesi che perseguono alternative al dollaro, un fattore che complica il calcolo politico di molti aspiranti membri. Non mancano i ritiri: l'Algeria, che nel 2023 aveva fatto domanda di adesione alla NDB, ha successivamente ritirato la propria candidatura ai BRICS, dimostrando che la politica interna e le dipendenze commerciali esterne possono pesare più del vantaggio simbolico dell'adesione.

Il ministro delle Finanze sudafricano Enoch Godongwana ha indicato che "c'è un secondo gruppo di Paesi che saranno aggiunti ai BRICS". Le decisioni sulle nuove ammissioni sono attese per il 18° Vertice. Il fattore chiave per il 2026 sarà la chiarezza del processo: gli investitori tratteranno qualsiasi nuova ammissione o un percorso di adesione più strutturato come un segnale che i BRICS stanno diventando più istituzionali e meno ad hoc.

UN BLOCCO IN TRASFORMAZIONE: NUMERI, PESI E CONTRADDIZIONI

L'India guida per la quarta volta i BRICS - dopo il 2012, il 2016 e il 2021 - ma lo fa per la prima volta nel formato allargato. Il raggruppamento rappresenta oggi circa il 49,5% della popolazione mondiale, il 40% del PIL globale (a parità di potere d'acquisto) e il 26% del commercio internazionale - numeri che rendono impossibile liquidarlo come un club di protesta.

Il volume delle economie dei cinque Paesi BRICS originari ha superato quello del G7 nel 2021, misurato a parità di potere d'acquisto. Nel 1980 il divario a favore del G7 era superiore a tre volte. Con l'allargamento, il peso economico del blocco è cresciuto ulteriormente: l'aggiunta degli Emirati contribuisce a colmare il divario tra le economie maggiori e minori del gruppo, anche se non risolve le differenze fondamentali.

L'agenda BRICS si è ampliata considerevolmente dal focus economico iniziale e si struttura oggi su tre pilastri: cooperazione politica e di sicurezza, cooperazione economica e finanziaria, scambi tra popoli. Il raggruppamento opera su questioni che vanno dal terrorismo al cambiamento climatico, dalla sicurezza alimentare ed energetica alla situazione economica e finanziaria internazionale, dalle telecomunicazioni all'agricoltura, dal lavoro all'architettura finanziaria internazionale.

L'APPROCCIO INDIANO: PRAGMATISMO SENZA ROTTURE

New Delhi sembra voler replicare il modello della sua presidenza del G20 nel 2023, quando riuscì a posizionarsi come ponte tra le diverse sensibilità del gruppo senza lasciarsi trascinare in logiche di contrapposizione frontale con l'Occidente. La formula di Modi - "i BRICS non sono anti-occidentali, sono semplicemente non-occidentali" - resta la bussola retorica della presidenza indiana.

Questo posizionamento è al tempo stesso la forza e il limite dell'India come presidente di turno. La forza, perché consente di mantenere canali aperti con Washington e Bruxelles mentre si approfondisce la cooperazione con Mosca e Pechino. Il limite, perché la prudenza indiana nel non sfidare direttamente le agende occidentali evidenzia uno dei vincoli strutturali del blocco: la difficoltà di tradurre la convergenza politica in azione collettiva sui dossier più divisivi.

La Russia, da parte sua, ha segnalato aspettative significative verso la presidenza indiana, vedendo nei BRICS un ruolo crescente nel coordinamento economico e diplomatico globale. Il Cremlino ha utilizzato sistematicamente la piattaforma BRICS per mobilitare il sostegno di Asia, Africa e America Latina, contrastando lo sforzo occidentale di isolarlo dopo l'invasione dell'Ucraina. La presenza del mandato di arresto della Corte Penale Internazionale contro Putin ha complicato la sua partecipazione ai vertici - al summit di Rio ha partecipato solo in videoconferenza - ma non ha impedito alla Russia di mantenere un ruolo centrale nella definizione dell'agenda.

La Cina ha espresso pieno sostegno alla presidenza indiana nonostante le tensioni bilaterali sul confine himalayano. L'agenda di internazionalizzazione dello yuan di Pechino compete però con l'idea di un'unità di conto nuova, creando una tensione implicita che la diplomazia indiana dovrà gestire.

Conclusione: la sfida di tradurre l'ambizione in risultati

L'incontro di New Delhi si colloca in un contesto internazionale segnato da tensioni commerciali, rivalità geopolitiche acute e una crescente contestazione dell'ordine istituzionale ereditato dal secondo dopoguerra. In questo scenario, i BRICS si presentano come la principale piattaforma alternativa - non oppositiva, almeno nelle intenzioni dichiarate - per i Paesi emergenti che chiedono voce nella governance globale.

La sfida per l'India sarà tenere insieme un blocco sempre più eterogeneo attorno a un'agenda concreta che vada oltre la retorica. Come ha osservato un commentatore, "i BRICS hanno bisogno di aumentare l'impatto pratico del loro partenariato a livello di sviluppo qualitativo, non solo di simbolismo organizzativo e retorica pubblica".

Il primo incontro di New Delhi ha tracciato la rotta. I delegati hanno visitato il Museo Nazionale dell'Artigianato e il Tempio di Akshardham - un tocco di diplomazia culturale che ricorda come la partita dei BRICS si giochi anche sul piano dell'identità e dei valori condivisi. I prossimi mesi diranno se la presidenza indiana riuscirà a tradurre ambizioni e numeri in risultati tangibili. Il 18° Vertice BRICS sarà il banco di prova definitivo.

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