
Daniele Perra
La Penisola della Crimea rimane al centro dello scontro geopolitico nella regione del Mar Nero. Qui verrà analizzato il suo particolare percorso storico ed il ruolo che ricopre nel più ampio panorama strategico del conflitto tra Russia e NATO.
Tauri (il popolo dai cui i Greci diedero il nome di Tauride alla regione), Cimmeri, Sciti, gli stessi Greci, Sarmati, Goti, Bizantini, Ebrei, Armeni, Genovesi, Veneziani, Tatari e Russi. Questi sono solo alcuni dei popoli che nel corso dei millenni hanno abitato la Crimea. Essa, in effetti rappresentata un mosaico culturale quasi senza eguali al mondo. Tuttavia, nella Storia moderna, due sono i popoli che hanno segnato in modo determinante la storia della penisola: i Tatari ed i Russi. I primi hanno dato alla regione il nome che porta ancora oggi; i secondi, invece, le hanno attribuito quello straordinario valore spirituale e geopolitico che, in tempi più recenti, l'ha trasformata in oggetto di contesa tra la stessa Russia e l'Occidente a guida nordamericana.
Si è fatto riferimento al ruolo della Penisola come luogo di incontro tra popoli mediterranei e popoli delle steppe eurasiatiche. Bene, l'incontro più significativo in questo senso è stato sicuramente quello tra i Greci e gli Sciti: una popolazione iranica che dominò per secoli le steppe tra il Don ed il Danubio. L'interazione tra i due popoli fu estremamente intensa e sostanzialmente pacifica visto che i Greci erano interessati soprattutto al grano della Crimea mentre gli Sciti erano un popolo nomade dedito all'allevamento. Un popolo che, tra l'altro, ha segnato profondamente l'immaginario culturale russo, tanto che a cavallo tra XIX e XX secolo si creò una corrente letteraria definita "scitismo" in cui l'antico popolo diveniva simbolo, non solo di opposizione tra Russia ed Europa occidentale, ma anche di slancio creativo e innovatore. Alla Russia, infatti, secondo questa peculiare corrente di pensiero veniva attribuita una missione "scitica", distruttrice e creatrice allo stesso tempo, che avrebbe dovuto salvare l'umanità intera dall'elemento "filisteo" rappresentato dalla borghesia occidentale o occidentalizzata.
Tornando alla Crimea, questa, dopo il periodo greco-scitico, conobbe l'arrivo di altri popoli di origine iranica come gli Alani ed i Sarmati. Successivamente, ebbe un ruolo di rilievo come avamposto settentrionale dell'Impero romano d'Oriente che posizionò la sua base principale a Chersoneso (da non confondere con l'attuale città di Cherson). Chersoneso, infatti, corrisponde più o meno all'odierna Sebastopoli.
In prossimità dell'anno Mille, la Crimea ebbe un ruolo di primo piano nel progressivo avvicinamento della Rus' di Kiev al mondo mediterraneo. Nel 965 il Gran Principe di Kiev Svjatoslav inflisse una pesante sconfitta al Khanato khazaro. Va da sé che la Rus' kievana si era storicamente costruita quasi in opposizione al khanato khazaro (entità geopolitica fondata da un popolo turco parzialmente convertito all'ebraismo che l'antropologo sovietico Lev Gumilev definì come una sorta di "chimera etnico-religiosa"). Curioso notare che oggi sia proprio l'elemento khazaro a dominare su Kiev. Ad ogni modo, dopo aver indebolito i khazari, i kievani si spinsero verso la Crimea e nel 987 il gran principe Vladimir strappò Chersoneso ai bizantini. Una perdita così disastrosa per Costantinopoli che l'imperatore Basilio scelse di dare la sorella Anna in sposa a Vladimir purché questi si convertisse al cristianesimo e, di conseguenza, entrasse a far parte dell'ecumene cristiana. Cosa che avvenne proprio a Chersoneso l'anno dopo, nel 988. Questo evento, accaduto proprio in Crimea, ha un valore enorme nella storia e nella cultura russa.
Altre date importanti. Nel 1169, un altro Imperatore bizantino, Manuele Comneno, consentì ai Genovesi di commerciare nei porti del Mar Nero escludendo nei fatti i Veneziani. Cosa che portò gli stessi Veneziani, nel 1204, a portare la quarta crociata sotto le mura di Costantinopoli (da tenere a mente che nel 1054 ci fu lo scisma che sancì la separazione tra le Chiesa d'Occidente e quella d'Oriente). A partire dal XIII secolo, inoltre, con lo sviluppo del mercantilismo talassocratico, la presenza degli Armeni e quella degli Ebrei in Crimea iniziò a crescere costantemente. Gli Ebrei, in particolare, erano divisi in due gruppi: rabbaniti (talmudisti) e caraiti (un ramo che rifiutava le scritture successive alla Torah). Entrambi (curiosamente) parlavano una variante del ramo kipchak delle lingue turciche ed etnicamente avevano ben poco di "semitico".
Mentre genovesi e veneziani si contendevano la Crimea, fecero la loro comparsa i Mongoli: un popolo di ceppo altaico unificato da Temujin, le cui immense conquiste gli valsero il titolo di Gengis Khan (Signore Oceano). Sotto la guida di un nipote di Gengis Khan, Batù, i mongoli dell'Orda d'Oro sottomisero quasi tutti i principati della fu Rus' di Kiev. La gran parte dell'esercito mongolo che sconfisse la primordiale Rus' kievana era composto da Tatari: una popolazione turca sconfitta e resa vassalla dei mongoli da Gengis Khan. A loro, come già anticipato, si deve l'attuale nome della Crimea. Crimea, infatti, deriva dalla parola turca kirim: "roccia" o "fortezza". I rapporti tra genovesi, mongoli e veneziani furono prevalentemente positivi e votati al commercio. Tuttavia, vi furono anche dei momenti di scontro aperto. Il più famoso è quello del 1346: quando il khan mongolo Gani Bek tirò con le catapulte all'interno delle mura di Caffa i cadaveri dei morti di peste. Cosa che portò i Genovesi a fuggire verso Costantinopoli e da lì verso l'Europa occidentale diffondendo su tutto il continente quella "morte nera" che ne dimezzò la popolazione.
Importante sottolineare anche che le popolazioni turco-mongole dell'Orda d'Oro si convertirono progressivamente all'Islam. Altro fattore che ebbe un'importanza fondamentale nella storia della regione. Tra l'altro, nel sostanziale rispetto della tradizione gengiskhanide di tolleranza religiosa che verrà in qualche modo ereditata anche dall'impero zarista (si pensi all'editto di Caterina II sulla tolleranza di tutte le fedi del 1773), la Crimea conobbe un'ampia coesistenza pacifica tra confessioni differenti. Nel 1441, Haci Giray, un discendente di Gengis Khan, approfittando del declino dell'Orda d'Oro, rese la Crimea un khanato autonomo che venne dominato dalla stessa dinastia per oltre tre secoli, sebbene già dal 1478 dovette riconoscere la sovranità formale dell'Impero ottomano.
I rapporti tra il khanato tataro di Crimea e la nuova entità geopolitica russa nata attorno a Mosca sono stati piuttosto complessi. Tuttavia, alla fine del XV secolo i Tatari di Crimea si allearono con i Russi contro la Grande Orda (erede dell'Orda d'Oro). Nello specifico, nel 1480, la spedizione tatara contro i Polacchi impedì a questi di aiutare la Grande Orda, cosa che permise a sua volta ai Russi di avere la meglio sulla Grande Orda nella battaglia di Ugra che segnò in qualche modo la fine del secolare giogo turco-mongolo. Successivamente i buoni rapporti vennero meno quando, a seguito del disfacimento della Grande Orda, i Tatari di Crimea rivendicarono il controllo su tutto il suo territorio. Cosa che li mise in contrasto non solo con i moscoviti ma anche con i khanati di Astrachan e Kazan.
Con la vertiginosa espansione territoriale della Russia, i rapporti si fecero sempre più complicati. Visto che l'immenso territorio russo, oltre a dover fronteggiare le scorribande tatare era anche privo di uno sbocco sul Mare. Ed il Mar Nero, non essendo mai bloccato dai ghiacci, risultava estremamente appetibile (più ancora del Mar Baltico, dove i Russi arrivarono solo ai primi del Settecento). Per impadronirsi di questo sbocco meridionale verso il mare (e con esso della Crimea), la Russia ha dovuto combattere ben quattro guerre (estremamente impegnative sul piano militare e dispendiose in termini di perdite di vite umane) nell'arco di quasi un secolo dal 1687 al 1783
Nel 1772, con il Trattato di Karasubazar, la Crimea si poneva sotto la protezione della Russia e nel 1774, con il Trattato di pace di Küçük Kaynarca, l'Impero Ottomano riconosceva che il khanato di Crimea cessava di essere un proprio vassallo consentendo, tra l'altro, alla Russia il passaggio delle sue navi negli Stretti. Nel 1783, infine, la Crimea venne definitivamente annessa alla Russia e si diede inizio alla fondazione di Sebastopoli che, nei piani di Grigorij Potëmkin, avrebbe dovuto costituire la capitale meridionale della Russia (con San Pietroburgo capitale settentrionale e Mosca capitale centrale). La nuova città, costruita sul vecchio insediamento greco di Chersoneso, da subito occupò un ruolo centrale come porto principale della marina militare russa nel Mar Nero. Ma il suo ruolo non era solo strategico. Sempre Potëmkin, in una lettera indirizzata a Caterina II (sua amante), così scrisse: "La città di Cherson, nella Tauride, è la fonte del nostro cristianesimo e della nostra umanità [...] Qui c'è qualcosa di mistico". A questo proposito, nel 1784 la regione di Tauride ricevette il suo stemma ufficiale: un aquila bicefala sul cui petto era raffigurata una croce d'oro a otto punte a rappresentare il fatto che l'ortodossia si fosse diffusa in tutti gli angoli dell'Impero russo proprio a partire dalla Crimea che, nei piani della Chiesa ortodossa di Mosca, sarebbe dovuta divenire una sorta di Monte Athos collocato in territorio russo.
Questo consente di aprire una breve parentesi legata al tema della cosiddetta "geografia sacra". Gli Stati Uniti, come noto, hanno costruito la loro egemonia globale non solo sulla supremazia militare, sulla forza economica (il predominio nel settore dell'industria strategica), sul controllo dei corridoi marittimi di trasporto e sugli strumenti finanziari. La loro egemonia è stata costruita anche sul de-potenziamento spirituale degli avversari. A questo proposito è utile fare qualche esempio: la demitizzazione imperiale del Giappone al termine della Seconda Guerra Mondiale, oppure la scelta di privare la Germania della Prussia orientale (il nucleo geografico-storico-spirituale sul quale si era costruita l'unità tedesca), la separazione del Kosovo dalla Serbia e così via. Dunque, non dovrebbe sorprendere l'insistenza con la quale gli attuali vertici di Kiev (sebbene gli stessi USA vadano più cauti) parlano di "riconquista" (termine estremamente ambiguo visto che questa venne letteralmente donata a Kiev nel 1954) ucraina della Crimea. La penisola non ha solo un valore strategico; questa possiede anche e soprattutto un valore spirituale da decostruire e demitizzare per privare la Russia del nucleo storico in cui è nata la sua cristianità, visto che si è già provveduto (dietro lauto compenso al Patriarca di Costantinopoli) a garantire l'autocefalia (e l'autonomia da Mosca) all'anti-tradizionale chiesa kievana.
Ora, tornando al dato storico, a seguito della conquista della Crimea sul finire del XVIII secolo, le frontiere meridionali della Russia si rafforzarono notevolmente. Va da sé che Caterina II era fermamente convinta che l'Impero zarista fosse una potenza europea a tutti gli effetti. Inoltre, l'imperatrice, era altresì convinta che l'unico modo per difendere l'immenso territorio russo fosse quello di espanderne i confini in modo da renderlo inconquistabile (nella sua totalità) dai rivali a causa dell'impossibilità di mantenere salde linee di rifornimento. Allo stesso tempo, Caterina fu l'artefice di un progetto geopolitico (noto come "progetto greco") che prevedeva in sostanza la ricostruzione dell'Impero bizantino dopo l'eventuale riconquista russa di Costantinopoli. Impero la cui guida sarebbe stata affidata al nipote di Caterina (non a caso chiamato Costantino), facendo di fatto della Seconda Roma (Costantinopoli) un vassallo della Terza Roma (Mosca).
Veniamo, dunque, alla Guerra di Crimea; altro evento fondamentale nella storia della regione. Perché la causa principale fu proprio l'eccessivo rafforzamento regionale della Russia che utilizzò a più riprese la base navale di Sebastopoli per infliggere pesanti sconfitte all'Impero Ottomano. Il pretesto fu la controversia con la Francia concernente la protezione dei luoghi sacri della Cristianità in Terra Santa. Costantinopoli che al tempo godeva della sovranità sulla stessa respinse le pretese dello Zar Nicola I concernenti un crescente ruolo russo a Gerusalemme. Questo, in risposta, occupò i principati di Moldavia e Valacchia, allora ancora vassalli della Sublime Porta che rispose attaccando le posizioni russe tanto nei Balcani quanto sul Caucaso dando inizio ad una nuova guerra nella precisa consapevolezza di avere dalla propria parte Gran Bretagna, Francia e Austria (estremamente interessate ad indebolire la Russia). Infatti, nonostante la Russia scelse di abbandonare le sue posizioni nei Balcani, gli "alleati" optarono per aprire un nuovo fronte proprio in Crimea con il preciso obiettivo di distruggere la base navale di Sebastopoli e la flotta russa sul Mar Nero. La città cadde dopo 349 giorni di assedio e l'intera guerra segnò in modo determinante il successivo sviluppo dell'autocoscienza russa anche perché la Russia non era affatto abituata alle sconfitte. Gli effetti più evidenti furono: la smilitarizzazione russa del Mar Nero (solo la Convenzione di Londra del 1871 restituiva alla Russia il diritto di possedere una flotta e basi militari sul Mar Nero; un altro effetto fu il riorientamento verso Oriente della geopolitica russa (Oriente dove la Russia conoscerà un'altra pesante sconfitta ad opera del Giappone mezzo secolo dopo); ed un crescente disprezzo (nutrito soprattutto in alcuni ambienti intellettuali) verso l'Occidente, ben espresso dalle parole di Dostoevskij: "il cristiano unito con il turco contro Cristo, il cristiano difensore di Maometto Vergogna a voi apostati della Croce che spegnete la luce divina". Allo stesso tempo, vi fu anche chi come Konstantin Leont'ev (che pure servì nell'esercito come medico durante la guerra di Crimea) sostenne la necessità di allearsi con lo storico nemico turco contro l'Occidente. Un'idea fatta propria anche da un tataro di Crimea; quel Ismael Gasprinski (noto come Gaspir Ali) noto per aver dato vita al movimento giadidista rivolto alla modernizzazione in chiave russa della componente musulmana dell'impero.
La sconfitta, inoltre, pose serie questioni sulla necessità di ammodernamento interno. L'impero zarista, infatti, a causa dell'evidente arretratezza dei corridoi di trasporto (la presenza assai ridotta di strade ferrate), fu incapace di garantire rapidità negli indispensabili rifornimenti al proprio esercito nonostante la continuità territoriale. Arrivare in Crimea da altre regioni dell'Impero era infatti più difficile (e richiedeva più tempo) rispetto ai rifornimenti via nave che giungevano puntuali agli alleati.
L'esito della guerra in Crimea, infine, iniziò a modificare la demografia della regione visto che vi fu un vero e proprio esodo della popolazione tatara percepita come ostile (filo-ottomana) dalla componente russa. Intorno alla fine del secolo, le due componenti divennero quasi paritarie: 191.000 tatari, 181.000 russi, 64.000 ucraini, 31.000 tedeschi, 24.000 ebrei, 17.000 greci e 8.000 armeni. Un'altra svolta demografica, inevitabilmente, arrivò con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e la successiva rivoluzione bolscevica. L'arrivo dell'Armata rossa fu particolarmente drammatico visto che nella regione si erano rifugiati molti ex esponenti del vecchio regime. Oltre 150.000 persone lasciarono la Russia passando dalla Crimea. Il successivo lavoro di Stalin da commissario delle nazionalità pose l'accento sul cosiddetto processo di "radicamento" che, di fatto, in Crimea si tradusse in una sorta di "tatarizzazione culturale" nonostante i tatari rappresentassero ormai solo il 25% della popolazione totale. Questo perché venivano considerati come vittime della repressione zarista. Importante, in questo contesto, la figura di Veli Ibrachimov (la cui visione coniugava nazionalismo, comunismo e Islam, alla pari del più celebre Sultan Galiev). Ibrachimov, in particolare, si oppose fortemente contro il ricollocamento degli Ebrei in Crimea. E la sua intransigenza non fu gradita dalle autorità di Mosca che nel 1928 lo fecero arrestare e fucilare. Nel 1936, infine, dopo l'approvazione della nuova costituzione staliniana dell'Urss, la Crimea divenne la Repubblica socialista autonoma di Crimea.
Un discorso a parte lo merita il periodo della seconda guerra mondiale, perché Adolf Hitler aveva pensato ad un "progetto gotico" per la Crimea. Questa, nei suoi piani, sarebbe stata rinominata Gotenland (in ricordo dell'antico dominio nella regione del popolo germanico dei Goti) e sarebbe stata ripopolata con tedeschi provenienti da Alto Adige e Romania. I sovietici, tuttavia, prima dell'arrivo della Werhmacht, deportarono l'intera componente tedesca della popolazione crimeana. Ed i tedeschi riuscirono a conquistare totalmente la Crimea solo nel giugno 1942 (quando cadde, nuovamente dopo un lungo assedio, Sebastopoli, il cui "mito patriottico" crebbe in modo esponenziale tanto che dopo la guerra venne nominata "città eroe della gloria russa"). Crimea che venne inserita all'interno Reichkommissariat per l'Ucraina. I tedeschi, inoltre, come fecero durante la prima guerra mondiale, cercarono di instaurare un rapporto positivo con la popolazione tatara. Cosa che determinò l'intera deportazione dei tatari in Asia centrale dopo la riconquista del territorio da parte sovietica. La storia e la geopolitica della Crimea dopo il conflitto mondiale è legata soprattutto alla ben nota conferenza di Jalta nella quale prese forma il mondo bipolare postbellico, ed alla sua donazione alla Repubblica socialista sovietica d'Ucraina per celebrare il 300° anniversario del trattato di Perejaslav con il quale l'etmanato cosacco divenne vassallo di Mosca. In realtà, si ritiene che la mossa di Krusciov (di origine ucraina) fosse rivolta alla ricerca dell'appoggio della potente nomenclatura ucraina del PCUS nella lotta per il potere seguita alla morte di Stalin. Tra l'altro, già dopo il 54 si cercò di operare (con scarsissimo successo visto la netta maggioranza russa della popolazione) un processo di ucrainizzazione della Crimea. Non a caso, proprio per queste ragioni, molti importanti storici ucraini come Mychailo Drahomanov e Mychailo Hrushevskij non hanno mai considerato la Crimea come parte del territorio ucraino.
Una piccola curiosità, prima del crollo dell'URSS (il 20 gennaio 1991) si svolse in Crimea un referendum sulla ricostituzione della Repubblica autonoma di Crimea. Votò l'83% degli aventi diritto ed il sì superò il 93%. Dalla dissoluzione dell'URSS in poi, la questione della Crimea ha segnato in modo decisivo i rapporti tra Russia e Ucraina. Nel 1992 la Duma di Mosca approvò una risoluzione che dichiarava illegale il trasferimento della Crimea all'Ucraina del 1954. Nello stesso anno El'cin firmò un decreto sul passaggio della flotta del Mar Nero sotto la giurisdizione russa che venne accettato dall'Ucraina solo due anni dopo a seguito di lunghe trattative che consegnarono a Kiev il diritto di vedersi garantito il possesso sul 20% della flotta. L'accordo venne ribadito nel 1997 con l'attribuzione della quasi totalità della flotta alla Marina russa che sarebbe potuta rimanere a Sebastopoli per altri 20 anni pagando un affitto di 97 milioni di dollari (in più Mosca poteva mantenere circa 25.000 militari a difesa della sua base).
La cosiddetta "rivoluzione arancione" non ha cambiato particolarmente le dinamiche regionali. Il candidato filo-occidentale nelle elezioni presidenziali del 2005 Viktor Juščenko ottenne in Crimea solo il 14% dei voti, a fronte dell'81% ottenuto da Janukovič. Lo stesso Janukovič che nel 2010, dopo il sostanziale fallimento politico della coppia Juščenko-Tymošenko, vinse le elezioni presidenziali e firmò un nuovo accordo con la Russia per l'affitto fino al 2042 della base navale di Sebastopoli.
Il resto della storia è abbastanza noto, dal colpo di Stato di Euromaidan all'annessione russa della Crimea a seguito della mobilitazione dei celebri "omini verdi" (in realtà militari russi che occuparono le infrastrutture strategiche della regione) e del referendum che sancì a grande maggioranza il ritorno della Crimea nella Federazione russa. Ciò che si augurava già sul finire degli anni '90 Aleksandr Solzenitsyn. Referendum, naturalmente, mai riconosciuto da quell'Occidente che spesso si riempie la bocca con "la violazione da parte della Russia del sistema internazionale basato sulle regole" ma evita di ricordare che tali regole vengono sempre interpretate a vantaggio dell'egemone globale (gli Stati Uniti). Nel 1999, in Serbia, si optò per l'autodeterminazione del popolo kosovaro a discapito del rispetto dell'integrità territoriale della Serbia. Nel caso della Crimea, invece, è stata rifiutata totalmente l'autodeterminazione del popolo crimeano e si è deciso che era opportuno rispettare il principio dell'integrità territoriale dell'Ucraina ed imporre sanzioni alla Russia.
Oggi la Crimea è nuovamente al centro della contesa geopolitica tra Occidente e Russia. Soprattutto dopo che, a seguito dell'Operazione Militare Speciale, la Russia ha trasformato il Mare d'Azov in un "mare interno russo" (parole testuali di Vladimir Putin) ed ha ridato slancio ai progetti di interconnessione terrestri e marittimi nord-sud del continente eurasiatico (soprattutto grazie alla cooperazione con l'Iran e l'India) ed al progetto "cinque mari" di staliniana memoria che prevedeva il collegamento (tra rotte marittime e rotte fluviali interne) di Mar Baltico, Mar Bianco, Mar Nero, Mar d'Azov e Mar Caspio e dunque delle "tre capitali della Russia", per citare nuovamente Potëmkin, San Pietroburgo (capitale del nord), Mosca (capitale centrale) e Sebastopoli (capitale meridionale).