11/03/2026 strategic-culture.su  9min 🇮🇹 #307378

L'Europa compra armi, l'America compra bunker

Margherita Furlan

Il Vecchio Continente diventa il primo importatore di armi al mondo mentre i funzionari di Trump si costruiscono rifugi nucleari. Due facce della stessa guerra.

L'Europa primo importatore di armi al mondo

Il 9 marzo 2026 lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha pubblicato il suo rapporto annuale sui trasferimenti di armi convenzionali. Il dato principale è inequivocabile: l'Europa è diventata la prima regione importatrice di armi al mondo, superando per la prima volta dagli anni Sessanta sia l'Asia-Oceania sia il Medio Oriente. Le importazioni europee di sistemi d'arma maggiori sono più che triplicate (+210%) nel periodo 2021-2025 rispetto al quinquennio precedente, passando dal 12% al 33% del totale globale.

Il volume complessivo dei trasferimenti internazionali di armi è cresciuto del 9,2% tra i due periodi - il maggiore aumento dal 2011-2015 - e questo incremento è quasi interamente trainato dall'Europa. Come ha dichiarato Mathew George, direttore del programma SIPRI sui trasferimenti di armi: "L'aumento brusco dei flussi di armi verso gli Stati europei ha spinto i trasferimenti globali in crescita di quasi il 10%. Le consegne all'Ucraina dal 2022 sono il fattore più evidente, ma la maggior parte degli altri Stati europei ha iniziato a importare significativamente più armi per rafforzare le proprie capacità militari contro una crescente minaccia percepita dalla Russia."

Chi compra. L'Ucraina è il primo importatore mondiale in assoluto, con il 9,7% delle importazioni globali (rispetto allo 0,1% del quinquennio precedente). Seguono in Europa la Polonia e il Regno Unito. I tre Paesi insieme assorbono quasi la metà delle importazioni europee. Ma il fenomeno è diffuso: le importazioni dei 29 Paesi NATO europei sono cresciute del 143% nel periodo.

Il caso della Polonia è emblematico. Le importazioni polacche sono aumentate dell'852% - quasi nove volte - rispetto al 2016-2020. Varsavia è il primo importatore NATO in Europa, con il 17% del totale delle importazioni NATO europee e il 3,6% di quelle mondiali. La quasi totalità delle forniture proviene da fuori Europa: il 47% dalla Corea del Sud e il 44% dagli Stati Uniti. La Polonia sta costruendo quello che dichiara essere il più grande esercito di terra d'Europa, equipaggiandosi quasi esclusivamente con armi americane e sudcoreane.

Chi vende. Gli Stati Uniti hanno ulteriormente consolidato il proprio dominio come fornitori di armi, passando dal 36% al 42% del mercato globale delle esportazioni. In termini assoluti, le esportazioni americane sono cresciute del 27%. Il dato strategicamente più rilevante è questo: per la prima volta in due decenni, la quota maggiore delle esportazioni americane è andata all'Europa (38%) anziché al Medio Oriente (33%). Le esportazioni USA verso l'Europa sono aumentate del 217%. Il 48% di tutte le importazioni europee proviene dagli Stati Uniti - soprattutto aerei da combattimento e sistemi di difesa aerea a lungo raggio.

La Francia è il secondo esportatore mondiale con il 9,8% del mercato, in crescita di oltre un quinto. L'80% delle esportazioni francesi va però fuori dall'Europa - soprattutto a India, Egitto e Grecia. La Germania è salita al quarto posto globale, superando la Cina, con il 5,7% del mercato - anche grazie alle forniture all'Ucraina.

466 F-35 ordinati dall'Europa. Un numero riassume la dipendenza europea dagli Stati Uniti meglio di qualunque analisi: alla fine del 2025, dodici Paesi europei avevano 466 caccia F-35 di Lockheed Martin ordinati o preselezionati per l'ordine. A questi si aggiungono almeno 78 ordini israeliani di sistemi missilistici di difesa aerea e 66 ordini tedeschi per analoghi sistemi. L'Europa sta investendo massicciamente in armi - ma le sta comprando in America.

Il paradosso: comprare armi da chi ti destabilizza

Il rapporto SIPRI fotografa un paradosso che nessun commentatore mainstream osa nominare. L'Europa sta triplicando le importazioni di armi perché percepisce una crescente minaccia dalla Russia e una crescente incertezza sull'impegno americano a difendere i propri alleati. Lo dice testualmente il rapporto: "Le percezioni di minaccia riguardo alla Russia, amplificate dalle incertezze sull'impegno degli USA a difendere i propri alleati europei, hanno alimentato la domanda di armi tra gli Stati membri NATO."

Tradotto: l'Europa compra armi americane perché non si fida più degli americani. La stessa America di Donald Trump che ha abbandonato l'Ucraina, minacciato di invadere la Groenlandia (territorio di un alleato NATO), attaccato verbalmente Spagna e Regno Unito nel mezzo della guerra contro l'Iran, e ha dichiarato apertamente che le esportazioni di armi sono uno strumento di politica estera - come esplicita la nuova America First Arms Transfer Strategy.

L'Europa sta comprando sicurezza dallo stesso Paese che produce la sua insicurezza. E ogni caccia F-35 acquistato, ogni sistema Patriot installato, ogni miliardo speso al Pentagono è un miliardo che non va all'industria europea della difesa - quella stessa industria che Bruxelles dice di voler rafforzare con programmi come il SAFE (Security Action for Europe), dotato di 150 miliardi di euro in prestiti agevolati per acquisti intra-UE.

Ma i numeri parlano chiaro: nonostante la retorica dell'autonomia strategica, il 48% delle armi europee viene ancora dagli USA. L'Europa non è una potenza che si riarma per difendersi: è un cliente che si riarma per comprare protezione. Pedina, non giocatore.

III. Bunker nucleari a ruba fra i funzionari USA

Mentre l'Europa compra armi per prepararsi alla guerra, chi la guerra l'ha lanciata si prepara a sopravviverle. Secondo un'inchiesta del Telegraph ripresa da ZeroHedge, almeno due membri senior del gabinetto Trump hanno acquistato bunker anti-nucleari privati dall'inizio del conflitto con l'Iran.

Ron Hubbard, proprietario della Atlas Survival Shelters - azienda texana specializzata in rifugi sotterranei - ha dichiarato di essere stato "inondato di chiamate" dall'inizio delle operazioni militari, con un aumento delle richieste di dieci volte rispetto alla media. Ha rivelato che due membri del gabinetto Trump sono tra i nuovi clienti: "Uno di loro mi ha mandato un messaggio ieri, chiedendomi: 'Quando sarà pronto il mio bunker?'"

I rifugi in questione non sono cantine rinforzate. Sono strutture in acciaio temprato con porte blindate anti-esplosione, sistemi di purificazione dell'aria, e dotazioni di lusso - cinema, piscine, poligoni di tiro - progettate per resistere ad attacchi con droni o testate convenzionali. I prezzi partono da 20.000 dollari per i modelli base e arrivano a diversi milioni per i compound più sofisticati.

Lo stesso Hubbard è però brutalmente onesto sui limiti: "Nessun bunker al mondo è progettato per resistere a una bomba bunker-buster americana. Se gli americani ti vogliono morto, sei morto." L'ironia è tragica: i membri del governo che hanno ordinato il bombardamento dell'Iran si comprano rifugi perché sanno che le ritorsioni sono inevitabili.

L'azienda ha aperto un nuovo ufficio a Dubai - dove le richieste sono esplose dopo che i missili iraniani hanno colpito la città. "Pensavano di non vedere mai cadere bombe. Adesso che le bombe cadono, vorranno tutti un rifugio. È un dato di fatto." Atlas Survival Shelters fatturava in media 2 milioni di dollari al mese nel 2026; per il prossimo mese prevede ricavi di 50 milioni. Il business della paura nucleare è il più fiorente dell'economia di guerra.

Tra i clienti precedenti dell'azienda figurano nomi come Mark Zuckerberg e Andrew Tate. Le élite globali si preparano al peggio. Non perché siano paranoiche - ma perché conoscono le conseguenze di ciò che hanno messo in moto.

  1. Due facce della stessa medaglia

I due fenomeni - l'Europa che si riarma e i funzionari USA che comprano bunker - non sono notizie separate. Sono le due facce della stessa medaglia, e quella medaglia si chiama economia di guerra permanente.

Da un lato, l'industria bellica americana raccoglie i dividendi della paura: il 42% del mercato globale delle armi, 466 F-35 ordinati dall'Europa, esportazioni in crescita del 217% verso il Vecchio Continente. BlackRock - il più grande gestore patrimoniale del pianeta - detiene miliardi in Lockheed Martin, Raytheon, Boeing, Northrop Grumman ed Elbit Systems. Ogni bomba sganciata sull'Iran è un ordine di riacquisto. Ogni sistema Patriot installato in Europa è un contratto pluriennale di manutenzione e munizioni.

Dall'altro, chi siede ai tavoli dove si decide la guerra sa perfettamente che le conseguenze sono incontrollabili. Lo Stretto di Hormuz - attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale - è di fatto chiuso dal 28 febbraio. Il Brent ha superato i 120 dollari. Il Qatar ha dichiarato la force majeure sui contratti di gas. L'Iran ha colpito Dubai, basi americane, territorio israeliano. I missili balistici iraniani hanno dimostrato di poter raggiungere obiettivi che si credevano al sicuro.

E chi ha innescato tutto questo ? Gli stessi che ora comprano bunker. Non è cinismo: è la logica interna del sistema. La guerra genera profitti per chi la finanzia, terrore per chi la subisce, e rifugi sotterranei per chi la ordina. Il circuito è perfetto.

L'Europa paga il conto

L'Europa si trova intrappolata in una spirale autodistruttiva. Spende per riarmarsi contro una minaccia russa reale ma strumentalmente amplificata, comprando armi dal Paese che destabilizza il suo fianco orientale e il suo approvvigionamento energetico. L'Europa riceve tra il 12 e il 14% del proprio GNL dal Qatar attraverso Hormuz - forniture ora interrotte. La dipendenza dal gas americano cresce, e con essa la subordinazione politica.

Il programma europeo SAFE da 150 miliardi dovrebbe incentivare acquisti intra-UE, ma i grandi fornitori europei - Francia, Germania, Italia - continuano a esportare la maggior parte delle proprie armi fuori dal continente. La Francia vende l'80% fuori Europa. L'UE ha un volume di esportazioni pari al 28% del mercato globale - quattro volte la Russia, cinque volte la Cina - ma non riesce a equipaggiare sé stessa. Come ha osservato il generale Hodges: "La relazione transatlantica esiste ancora, ma non è più la stessa e probabilmente non lo sarà mai più."

Lo SIPRI stesso nota che la "nuova strategia America First per i trasferimenti di armi" dell'amministrazione Trump rende esplicito ciò che era sempre stato implicito: le esportazioni di armi americane sono uno strumento di controllo politico, non di solidarietà tra alleati. Ogni F-35 venduto all'Europa è un vincolo di dipendenza tecnologica, logistica e strategica che durerà decenni.

La guerra è il prodotto

Il rapporto SIPRI esce il 9 marzo 2026 - dieci giorni dopo l'inizio delle operazioni militari USA-Israele contro l'Iran. I dati coprono il periodo 2021-2025, quindi non includono ancora l'impatto dell'attuale conflitto. Ma come ha dichiarato il ricercatore SIPRI Pieter Wezeman, gli Stati del Medio Oriente avevano già piazzato ordini significativi prima dell'escalation - e il conflitto in corso spingerà ulteriormente la domanda, "soprattutto di sistemi anti-missile e di difesa aerea."

La spesa globale per la difesa ha raggiunto i 2.700 miliardi di dollari nel 2024 - un aumento del 9,4% in termini reali, il più alto dalla fine della Guerra Fredda. Il commercio di armi è tornato ai volumi del 1989, l'ultimo anno della Guerra Fredda. Non è un caso: stiamo vivendo l'inizio di una nuova Guerra Fredda, ma questa volta con bombe vere che cadono su Teheran, Dubai e le petroliere nel Golfo Persico.

La domanda che il rapporto SIPRI non pone - ma che noi poniamo - è: chi beneficia di questo ciclo? L'Europa, che spende sempre di più e si sente sempre meno sicura ? I cittadini americani, i cui funzionari comprano bunker mentre spendono le loro tasse in bombe ? O i gestori di fondi, le lobby del complesso militare-industriale, i donatori che finanziano le campagne e dettano le guerre?

La guerra è il prodotto. Il caos è la materia prima. L'Europa compra armi, l'America compra bunker, e chi siede al tavolo dove si decidono i conflitti conta i profitti.

Lo scacco matto è in corso. Ma chi lo sta dando a chi?

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