21/03/2026 strategic-culture.su  9min 🇮🇹 #308438

L'amicizia fra Cina ed Asean può ridefinisce le geometrie del Lontano Oriente

Lorenzo Maria Pacini

La Cina non può ignorare la marcata presenza statunitense nella regione, pertanto dovrà valutare attentamente ogni mossa per disinnescare eventuali tensioni e instaurare una cooperazione autentica volta al successo comune, in vista di un futuro pacifico.

La nave dell'amicizia

La Cina e l'ASEAN si sono affermati come un elemento di stabilità in un mondo turbolento, dove il potere è sempre più frammentato e le rivalità aumentano. Nonostante tensioni regionali, diffidenze e il recente incremento della militarizzazione, il loro rapporto è rimasto solido, sostenuto da un pragmatismo economico, da un dialogo istituzionale costante e da una cooperazione che punta a una distribuzione equa dei benefici. La "nave dell'amicizia", evocata da entrambe le parti negli ultimi anni, non è solo uno slogan diplomatico, ma rappresenta un sistema di cooperazione regionale flessibile e resiliente, con implicazioni in un ordine mondiale sempre più polarizzato.

Il percorso non è stato privo di difficoltà. Le tensioni marittime nel Mar Cinese Meridionale, le differenze politiche e le pressioni esterne hanno messo alla prova la fiducia reciproca. Tuttavia, Cina e ASEAN hanno dimostrato capacità istituzionale nel separare le controversie dagli obiettivi strategici più ampi. I negoziati per un Codice di Condotta, pur complessi e imperfetti, testimoniano questa volontà pragmatica: si punta alla gestione dei conflitti più che a soluzioni ideali. È una diplomazia improntata non all'idealismo, ma a una maturità strategica condivisa.

Sul piano economico, il partenariato ha avuto un impatto trasformativo. La Cina è il principale partner commerciale dell'ASEAN da oltre dieci anni, e l'ASEAN è diventata il primo blocco commerciale della Cina, superando l'Unione Europea. L'entrata in vigore del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), il più grande accordo di libero scambio al mondo, rafforza ulteriormente questa interdipendenza, in un momento in cui altrove cresce il protezionismo. Il fatto che la Cina operi attraverso le istituzioni guidate dall'ASEAN, invece di aggirarle, rafforza la centralità regionale e la complementarità istituzionale. Anche nel settore infrastrutturale la cooperazione ha prodotto risultati concreti.

La ferrovia Cina-Laos, l'ammodernamento dei porti in Malesia e Indonesia e i parchi industriali in Thailandia e Cambogia sono esempi tangibili di connettività fisica. Pur tra alcune controversie, questi progetti affrontano sfide chiave per lo sviluppo dell'ASEAN: costi elevati del commercio intra-regionale, carenze logistiche e necessità di modernizzazione industriale. La sfida ora è rendere questa connettività sostenibile, inclusiva e trasparente. L'evoluzione della Belt and Road Initiative, con una maggiore attenzione a progetti "più piccoli e mirati", suggerisce una crescente sensibilità verso l'opinione pubblica. In realtà, non si tratta di una relazione a senso unico.

L'ASEAN ha infatti mantenuto il partenariato alle proprie condizioni, salvaguardando l'autonomia strategica ed evitando di schierarsi nella competizione tra grandi potenze, a favore del multilateralismo. La "centralità dell'ASEAN", pur essendo un concetto immateriale, ha un peso significativo perché orienta il dibattito e contiene le ambizioni esterne. La Cina si è adattata a questo formato, preferendo interagire attraverso organismi promossi dall'ASEAN, come l'East Asia Summit e l'ASEAN Regional Forum. Anche il soft power gioca un ruolo cruciale in questa relazione.

Gli scambi tra le persone si sono intensificati grazie a programmi per studenti, cooperazione mediatica, eventi culturali e promozione del turismo, contribuendo a mantenere le questioni di sicurezza in secondo piano. La crescente popolarità di film, musica e cucina cinesi e del Sud-est asiatico nei rispettivi mercati testimonia una familiarità reciproca che la diplomazia formale difficilmente potrebbe creare. Sono proprio queste relazioni tra le persone a mantenere a galla la "nave dell'amicizia" quando i rapporti politici attraversano momenti difficili. Tuttavia, non mancano riserve, soprattutto da parte di alcuni membri ASEAN, riguardo a una possibile eccessiva dipendenza dalla Cina in settori strategici e infrastrutturali.

Preoccupazioni legate alla sostenibilità del debito, all'impatto ambientale e alle condizioni dei lavoratori restano temi delicati. Le potenze occidentali, dal canto loro, guardano con apprensione all'avvicinamento della regione a Pechino, interpretando la strategia di equilibrio dell'ASEAN come un allineamento piuttosto che come pluralismo ponderato. La solidità a lungo termine del rapporto Cina-ASEAN dipenderà dalla capacità di evitare questa logica binaria. Non si fonda su un allineamento rigido, ma su un equilibrio basato sull'accomodamento reciproco.

In un contesto globale segnato da nuove fratture e dal declino della fiducia nel multilateralismo tradizionale, la relazione tra Cina e ASEAN offre un modello interessante, seppur imperfetto, di cooperazione regionale. Dimostra che apertura e competizione possono coesistere; che connettività e sovranità non sono necessariamente in contrasto; e che la cooperazione può prosperare anche senza uniformità politica.

La "nave dell'amicizia" non naviga verso un'utopia, ma continua il suo viaggio guidata dall'interesse comune e ancorata al rispetto reciproco. In un'epoca di divisioni e acque agitate, questo è già un percorso degno di essere intrapreso.

Continuità etnica, storica e culturale

Le relazioni tra la Cina e il Sud-Est asiatico, d'altronde, non si limitano alla dimensione politico-economica contemporanea, ma affondano le proprie radici in una trama storica, culturale ed etnografica stratificata nel corso di oltre due millenni. Le similitudini etnografiche tra le due aree sono il risultato di movimenti migratori, scambi commerciali, diffusioni religiose e processi di ibridazione culturale che hanno progressivamente costruito uno spazio interconnesso lungo le rotte terrestri e marittime dell'Asia orientale e sud-orientale.

Dal punto di vista antropologico, un primo elemento di continuità è rappresentato dalla diffusione di popolazioni di ceppo linguistico sino-tibetano e tai-kadai. Le popolazioni Tai, oggi maggioritarie in Thailandia e Laos, sono generalmente ritenute originate dalle regioni meridionali della Cina, in particolare dallo Yunnan e dal Guangxi, da cui migrarono progressivamente tra l'VIII e il XIII secolo d.C. Tali movimenti sono attestati sia da fonti cinesi della dinastia Tang (618-907) sia da evidenze linguistiche comparative. Analogamente, le popolazioni Zhuang del Guangxi condividono affinità linguistiche e culturali con i gruppi tai del Sud-Est asiatico continentale, evidenziando una continuità etnografica che precede la formazione degli attuali Stati nazionali.

Un ulteriore elemento di connessione è costituito dalla diaspora cinese nel Sud-Est asiatico, uno dei fenomeni migratori più rilevanti della storia asiatica. Già durante la dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.) si registrano contatti commerciali marittimi con i regni del Sud-Est asiatico, ma è soprattutto tra il X e il XV secolo, sotto le dinastie Song (960-1279) e Ming (1368-1644), che le comunità cinesi iniziano a stabilirsi stabilmente nei porti della regione. Le spedizioni dell'ammiraglio Zheng He (1405-1433), che toccarono Malacca, Java e Sumatra, rappresentano un momento simbolico di questa interazione. Entro il XIX secolo, con l'espansione coloniale europea e l'integrazione del Sud-Est asiatico nell'economia globale, la migrazione cinese conobbe un'accelerazione significativa: tra il 1850 e il 1930 milioni di cinesi, prevalentemente provenienti dal Guangdong e dal Fujian, si stabilirono in Malesia, Singapore, Indonesia, Thailandia e Vietnam (si stima che oltre 30 milioni di persone di origine cinese risiedano nel Sud-Est asiatico, costituendo una delle più importanti diaspore al mondo).

Sul piano culturale, le similitudini si manifestano nelle pratiche religiose e nei sistemi di valori. Il confucianesimo, pur non essendo una religione in senso stretto, ha influenzato profondamente le élite vietnamite sin dall'epoca della dominazione cinese (111 a.C.-939 d.C.). Il sistema degli esami imperiali, introdotto in Vietnam nel 1075 sotto la dinastia Lý, ricalcava il modello cinese e contribuì a strutturare una classe burocratica ispirata ai principi confuciani. Anche il buddhismo, diffusosi dalla Cina verso il Sud-Est asiatico accanto ai flussi provenienti dall'India, ha favorito una convergenza culturale: il buddhismo Mahāyāna, dominante in Cina, ha avuto una significativa presenza in Vietnam, mentre in aree come la Thailandia e il Myanmar si è affermata la tradizione Theravāda, pur mantenendo scambi dottrinali e iconografici con il mondo cinese.

Le pratiche rituali, il culto degli antenati e alcune forme di organizzazione familiare rappresentano ulteriori punti di contatto. In molte comunità sino-sudestasiatiche, soprattutto nelle società urbane della Malesia e di Singapore, si osserva una combinazione sincretica di tradizioni cinesi, credenze locali e influenze islamiche o cristiane. Tale sincretismo riflette un processo di adattamento culturale che non ha cancellato le radici comuni, ma le ha rielaborate in contesti plurali.

Anche sotto il profilo economico e sociale si riscontrano affinità storiche. Le reti mercantili cinesi nel Sud-Est asiatico hanno storicamente funzionato attraverso clan, associazioni dialettali e legami familiari, strutture che trovano corrispondenze nelle forme di organizzazione comunitaria locali. Nel periodo coloniale britannico, ad esempio, le kongsi cinesi nel Borneo occidentale (XVIII-XIX secolo) costituivano vere e proprie entità politico-economiche autonome, dimostrando una capacità di integrazione e autogoverno che influenzò gli equilibri regionali.

Non meno rilevanti sono le interazioni genetiche e materiali documentate dall'archeologia. Ritrovamenti ceramici cinesi in siti del Vietnam settentrionale e della penisola malese, databili già al periodo Tang e Song, attestano una circolazione di beni e tecnologie. Analogamente, tecniche agricole come la coltivazione intensiva del riso in sistemi irrigui complessi mostrano parallelismi tra il bacino dello Yangtze e le pianure del Mekong e del Chao Phraya, suggerendo trasferimenti di conoscenze agronomiche.

Ridefinire le mappe regionali, ovvero le zone di influenza

Traduciamo ora tutto questo in ottica politica. La Cina è ben consapevole che la propria collocazione regionale la costringe a garantirsi un'egemonia stabile e ben radicata, motivo per cui il passaggio verso l'ASEAN rientra nell'attuazione della strategia di sicurezza.

Le similitudini etnografiche tra Cina e Sud-Est asiatico non sono il prodotto di una semplice influenza unidirezionale, bensì il risultato di una lunga storia di interazioni reciproche, migrazioni e adattamenti. La lunga storia fatta di legami, fratellanza ma anche conflitti locali è un ottimo piano di discussione comune per la costruzione di progetti condivisi. L'attuale tono della diplomazia in corso e il condiviso interesse per la tutela e la sicurezza nazionale rispetto all'aggressività occidentale, fanno da garanzia ad un possibile coraggioso lavoro di alleanza. Certamente la Cina non può ignorare la marcata presenza americana nella zona, soprattutto su Taiwan e sullo stretto di Malacca, perciò dovrà ponderare bene ogni passo al fino di disinnescare le possibili manomissioni e stabilire una cooperazione autentica e proiettata ad un successo condiviso, nell'ottica di un futuro di pace.

 strategic-culture.su