28/07/2026 strategic-culture.su  9min 🇮🇹 #321513

Agiografia e Governo di Ali Khamenei

Lorenzo Maria Pacini

Oltre agli aspetti istituzionali e strategici, il modello di leadership di Khamenei comprende anche una specifica dimensione simbolica e personale.

Passaggio di testimone

La memoria di Sayyed Ai Khamenei, guida suprema della Rivoluzione Islamica dell'Iran, merita ancora qualche parola.  Comprendere il suo lascito è fondamentale per comprendere l'evoluzione del mondo islamico sciita e dell'Iran odierno, in previsione anche dei futuri eventi geopolitici.

Il passaggio di leadership al vertice della Repubblica Islamica, avvenuto nel luglio 1989, si collocò in una fase caratterizzata da una straordinaria complessità politica, istituzionale e strategica. Il Paese attraversava infatti un momento di profonda trasformazione: sul piano costituzionale era ancora in corso il processo di revisione dell'assetto istituzionale, e la futura configurazione giuridica dello Stato non era stata ancora pienamente definita. Questa fase di transizione generava inevitabilmente elementi di incertezza riguardo agli equilibri interni e alla distribuzione delle competenze tra gli organi della Repubblica.

Sul piano della sicurezza nazionale, la situazione risultava altrettanto delicata. La Repubblica Islamica era uscita da pochi mesi da un conflitto devastante con l'Iraq, durato otto anni, e il cessate il fuoco non aveva eliminato il timore di una possibile ripresa delle ostilità. Restavano infatti aperti diversi scenari di rischio: una nuova aggressione irachena, azioni destabilizzanti attribuite all'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell'Iran (MEK), oppure un confronto diretto con gli Stati Uniti. A tali elementi si aggiungevano una crescente pressione diplomatica internazionale, campagne propagandistiche ostili e tentativi politici volti a mettere in discussione la legittimità del sistema rivoluzionario.

In questo contesto, Sayyid Ali Khamenei affrontò la transizione attraverso un approccio caratterizzato da prudenza istituzionale, equilibrio politico e capacità di adattamento strategico. La sua azione contribuì a contenere l'incertezza sociale, rafforzare la fiducia pubblica e preservare la coesione delle istituzioni in una fase nella quale il rischio di instabilità politica appariva concreto.

Le aspettative di numerosi oppositori interni ed esterni della Repubblica Islamica erano orientate verso due possibili scenari: l'abbandono progressivo dell'eredità rivoluzionaria oppure una crisi interna capace di provocare il collasso delle strutture istituzionali. Entrambe le ipotesi non si verificarono. Al contrario, il processo successorio divenne un momento di consolidamento dello Stato, fondato sul rispetto delle procedure costituzionali e sulla continuità con il percorso politico e ideologico inaugurato da Ruhollah Khomeini.

Quello che avrebbe potuto rappresentare un momento di vulnerabilità si trasformò così in una fase di stabilizzazione istituzionale, ponendo le basi per la successiva crescita dell'influenza regionale dell'Iran.

Continuità rivoluzionaria

Alla base di questo modello di leadership vi fu  il riconoscimento espresso dal fondatore della Repubblica Islamica, Ruhollah Khomeini, nei confronti della figura di Khamenei. Un vero e proprio atto di continuità, seppur con alcune differenze.

Khomeini lo identificò come uno dei principali pilastri del sistema rivoluzionario: un dirigente fedele ai principi costituzionali, un uomo profondamente preparato tanto nell'ambito religioso quanto in quello politico, una personalità capace di rappresentare lo spirito della Rivoluzione con una presenza paragonabile, nelle sue parole, alla luce del sole nel firmamento. La sua figura venne descritta attraverso una combinazione di caratteristiche spirituali, politiche e militari: coraggio e disponibilità al sacrificio nelle situazioni di conflitto; vicinanza, solidarietà e compassione nei confronti dei credenti; fermezza e determinazione verso quelli identificati come sistemi oppressivi ed egemonici. Khomeini lo considerò una delle fondamenta essenziali della Rivoluzione e riconobbe in lui i requisiti necessari per assumere le massime responsabilità dello Stato, inclusa la funzione della Wilayat al-Faqih, ovvero la guida del giurisperito islamico. Nel suo primo discorso alla nazione dopo l'assunzione della carica di Guida Suprema, Khamenei riaffermò la volontà di proseguire lungo il percorso tracciato dal fondatore della Repubblica Islamica, ponendo al centro alcuni principi fondamentali: indipendenza nazionale, opposizione ai sistemi di dominio, sostegno ai popoli oppressi e difesa della causa palestinese come responsabilità politica, religiosa e morale.

 Il modello di governo sviluppatosi successivamente si fonda quindi sulla capacità di conciliare due esigenze apparentemente contrapposte: la fedeltà ai principi rivoluzionari originari e la flessibilità istituzionale necessaria per affrontare i cambiamenti geopolitici, regionali e internazionali.

 I principali elementi che definiscono questa concezione della leadership trovano una precisa applicazione nelle strutture politiche e amministrative della Repubblica Islamica. Il riferimento alla centralità di Dio rappresenta senza dubbio la principale fonte di resistenza morale e politica nella gestione delle crisi, nel superamento delle pressioni esterne e nella conservazione della stabilità nazionale. L'adesione all'Islam autentico implica che le decisioni strategiche e le politiche pubbliche siano elaborate sulla base dei principi della giurisprudenza islamica e della dottrina religiosa.

Il principio della compassione islamica e della misericordia sociale si traduce nell'integrazione di considerazioni etiche e umanitarie all'interno dell'azione governativa, con l'obiettivo di preservare la coesione sociale e la stabilità interna. L'orientamento alla giustizia e il rifiuto della discriminazione trovano applicazione nella tutela dei gruppi socialmente vulnerabili, nella lotta ai monopoli economici e nella contestazione delle disuguaglianze considerate ingiuste. La legittimità popolare viene invece collegata al rapporto costante tra istituzioni e cittadini, considerando la fiducia pubblica come una componente essenziale dell'autorità politica. La preservazione dell'istituzione della Wilayat al-Faqih richiede, in questa visione, il rafforzamento continuo delle sue basi morali, intellettuali e costituzionali, così da garantirne efficacia e legittimità. La consultazione degli esperti e il ricorso alla conoscenza specialistica costituiscono un ulteriore elemento del modello decisionale: analisi scientifiche, valutazioni tecniche e contributi professionali vengono considerati strumenti fondamentali per orientare le scelte strategiche.

Parallelamente, lo sviluppo di strutture informative e di intelligence consente il monitoraggio delle dinamiche interne e degli sviluppi geopolitici internazionali. Il principio dello Stato di diritto viene espresso attraverso l'esercizio dell'autorità entro i limiti costituzionali e istituzionali stabiliti, mentre la tutela delle libertà pubbliche viene interpretata come sostegno alla partecipazione politica, alla libertà di espressione e alla critica costruttiva nel rispetto della legge. L'accettazione della critica e dei processi di valutazione istituzionale è uno strumento necessario per migliorare continuamente l'efficienza amministrativa e governativa.

Questi principi, per quanto possano sembrare generici, sono il fondamento dello spirito rivoluzionario, in senso politico, dell'Iran.

In difesa degli oppressi

La difesa degli oppressi e il rifiuto dei sistemi egemonici rappresentano ulteriori elementi centrali di questa concezione della leadership e sono stati due principi cardine della vita di Khamenei. Tale principio si traduce in un orientamento politico e strategico volto a contrastare forme di dominio, coercizione e squilibri strutturali nell'ordine internazionale. La sua battaglia anti-imperialista si è svolta fino all'ultimo istante, addirittura morendo con il pugno alzato, in segno di lotta fino all'ultimo respiro, poco dopo che un missile dell'entità sionista aveva colpito la sua dimora a Tehran.

In questa prospettiva assume particolare rilevanza il concetto di basirah, inteso come capacità di discernimento politico e consapevolezza strategica, che indica la necessità di sviluppare una coscienza collettiva capace di riconoscere dinamiche di infiltrazione, operazioni psicologiche, forme di guerra informativa e conflitti basati sulla costruzione di narrazioni contrapposte. La contrapposizione agli avversari, secondo tale impostazione, non dovrebbe comportare l'abbandono dei principi etici e religiosi. La lotta politica e strategica viene quindi concepita come un confronto che deve mantenere un riferimento costante a valori morali, umanitari e spirituali (e qui potremmo molto dire riguardo la questione del "nucleare" iraniano).

Sul piano internazionale, questa visione si traduce in una diplomazia dinamica e adattiva, orientata a evitare l'isolamento del Paese, ampliare gli spazi di cooperazione e rafforzare il ruolo regionale e globale dell'Iran. La diplomazia, qui, non è soltanto strumento di negoziazione, ma come componente della strategia nazionale complessiva. Gli iraniani sono sempre stati fini diplomatici e Khamenei ha voluto protrarre questa nobile tradizione anche attraverso l'incarnazione di un altro principio, uno dei più sacri all'Islam sciita: il principio del sacrificio personale e della dedizione all'interesse collettivo. La leadership è una funzione nella quale gli interessi nazionali e religiosi devono prevalere rispetto alle aspirazioni individuali o alle divisioni di carattere politico-partitico. Ecco perché la Guida Suprema, nell'ordinamento repubblicano iraniano, è garante dell'unità nazionale e modello preferito per il compimento delle aspirazioni politiche.

Accanto agli aspetti istituzionali e strategici, il modello di leadership di Khamenei comprende anche una specifica dimensione simbolica e personale. L'umiltà e la vicinanza alla popolazione vengono considerate caratteristiche fondamentali di una guida politica chiamata a mantenere un rapporto diretto con le difficoltà quotidiane dei cittadini, soprattutto con le fasce sociali più fragili e con i gruppi economicamente svantaggiati. La difesa dei principi rivoluzionari e degli orientamenti strategici fondamentali viene associata alla tutela dell'indipendenza nazionale e alla protezione dell'identità culturale, politica e intellettuale del Paese rispetto alle pressioni esterne. La semplicità dello stile di vita personale viene, invece, interpretata come un elemento coerente con la condizione economica della popolazione comune, rafforzando l'immagine di una leadership distante dai modelli di privilegio delle élite - un tratto, questo, ereditato da Khomeini. Anche il rifiuto del fazionalismo politico e del tribalismo partitico colloca la figura della Guida Suprema in una posizione superiore rispetto alla competizione tra correnti interne, preservandone il ruolo di garante dell'unità nazionale e dell'equilibrio istituzionale.

E sempre, incessantemente, la sua leadership si è impregnata di un grande amore per la comune causa dei popoli oppressi dall'imperialismo di qualsiasi forma. Perché la battaglia per la libertà non può aspettare, non può essere delegata e, se necessario, richiede il sacrificio totale pur di essere combattuta e vinta.

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