30/07/2026 strategic-culture.su  7min 🇮🇹 #321775

In Germania, le ali estreme dello schieramento politico meditano una svolta epocale

Daniele Lanza

Per la prima volta la prospettiva di un unico blocco anti occidentale unito. Un esempio per il resto d'Europa? 

Veramente degne di attenzione le notizie che giungono dall'arena politica della Germania federale: stando alle ultime dichiarazioni, Sarah Wagenknecht - un tempo esponente della formazione di sinistra radicale "Die Linke" - ha appena annunciato di essere pronta ad un importante compromesso elettorale per affermare più facilmente le proprie posizioni nel panorama politico nazionale. Per la precisione la Wagenknecht si dice disposta ad un apparentamento con il partito AFD (Alternative fur Deurschland), maggiore rappresentante della destra radicale nella cultura tedesca dal secondo dopoguerra ad oggi. Le radici di questa convergenza tra estrema destra ed estrema sinistra - motivo di perplessità per molti osservatori - vanno ricercate in una specifica analisi del contesto politologico che riguarda l'intero continente europeo e il suo rapporto con le due grandi tendenze di ordine filosofico che la riguardano: l'atlantismo tradizionale dal dopoguerra ad oggi, in opposizione ad un orientamento "continentalistico". Le due categorie metapolitiche appena citate sono alla base di ogni cosa: l'atlantismo è naturalmente sinonimo di occidentalismo, di pensiero liberale e capitalistico che vede come suo faro la potenza d'oltreoceano assieme ai suoi alleati (in primo luogo l'anglosfera), coesi attorno al concetto di ordine internazionale, affermatosi e sviluppatosi dalla fine dell'ultimo conflitto mondiale sino ad oggi. Sull'altra sponda invece abbiamo come contraltare l'identità continentale e il pensiero sociale ad essa collegato che a loro volta possono essere ricondotte a forme politiche affini all'eurasiatismo. L'esistenza di quest'ultima è ragione di dibattito e preoccupazione in Europa - che dal 1945 in avanti è divenuta un'estensione atlantica - in particolare presso le classi dirigenti la cui esistenza è direttamente legata al persistere del sistema liberal-democratico di matrice occidentale: l'emergere, l'affermarsi di tanto in tanto, di forze e correnti divergenti dal dogma della democrazia liberale è strettamente monitorato e controllato, ostacolato in ogni modo e possibilmente criminalizzato in quanto non conforme con l'ordine costituito.

Ciò che rende oltremodo complessa la questione è il fatto che la faglia di divisione illustrata (atlantismo ed eurasismo) è qualcosa che non combacia col canonico continuum "destra/sinistra" cui si è abituati, bensì una spaccatura ulteriore che vi si sovrappone, andando a creare firzioni e scissioni interne alle suddette categorie. Tradotto in termini pratici significa che esistono formazioni di destra (radicale come moderata) che propendono a favore dell'ordine atlantico: fedeltà all'alleanza e al suo ordine geopolitico ed ideologico di riferimento. All'inverso, esistono nell'alveo della destra forze e formazioni e correnti che virano in direzione alternativa, collocandosi quindi al di fuori del solco tradizionale di sviluppo della politica europea dal 1945 ad oggi. Il medesimo schema delle cose è osservabile a sinistra, che vede quindi un dualismo tra forze favorevoli al sistema occidentale e quelle che se ne collocano al di fuori. Per riformulare il tutto in maniera più semplice, descrivendo le dinamiche di fondo della politica europea alla loro essenza, occorre dire che oltre l'asse di divisione destra/sinistra - che esiste da sempre - ne esiste anche un altro, non coincidente (ma altrettanto importante) che incarna il contrasto tra occidente e chi lo oppone. Quest'ultima faglia di divisione è divenuta quantomai attuale in questi ultimi anni che hanno visto il confronto tra occidente euro-americano e sue periferie più orientali (verso Iran e Russia) deflagrare in conflitti che rischiano andare fuori scala: i censori e gli organismi di controllo della comunità europea operano un controllo molto attento nei confronti di tali forze, che - dal punto di vista dell'ordine costituito - rappresentano una sfida, una violazione, una sorta di sovversione che porta a catalogare suddette forze nell'alveo dell'estremismo e della radicalità (qualsiasi forza politica che predichi un allontanamento da Washington per guardare altrove, viene ipso facto bollata come sovversiva e degna di attenzioni particolari a seconda del caso).

Ogni singolo paese della comunità europea vede al suo interno il dualismo descritto, ma chiaramente sono i paesi più importanti quelli che destano maggiori preoccupazioni e quindi "attenzioni". La Germania - prima potenza del continente ed erede di una cultura continentale a metà strada tra occidente ed oriente europeo - è sicuramente un caso emblematico in questo senso: un paese del tutto privo di un grande partito di destra sin dalla fine della guerra (per chiari motivi) ha visto solo nel corso dell'ultimo quindicennio il formarsi di qualcosa che possa definirsi tale (parliamo di Alternative fur Deutschland naturalmente). Le mappe che illustrano i flussi elettorali hanno evidenziato da lungo tempo come tanto AFD quanto la sinistra radicale mietano successi nei lander dell'ex Germania orientale: separati per matrice, ma accomunati da uno spirito decisamente divergente rispetto a quanto considerato accettabile per la politica dello stato tedesco contemporaneo, ossia di opposizione alla guerra finanziata dall'asse Washington/Bruxelles e orientata ad un accomodamento con Mosca, ad esempio (paradossalmente i partiti considerati "radicali" o "estremisti" nel panorama partitico tedesco, sono quelli che si mostrano più moderati nel proprio atteggiamento in politica estera). Seguono posizioni analoghe per quanto riguarda l'identità nazionale e l'immigrazione: in definitiva una contiguità di vedute e geografica che ha portato ad un naturale avvicinamento l'AFD (in grande ascesa) e frammenti di sinistra facenti capo alla Wagenknecht, la quale già da anni era uscita dal proprio partito per costituire una sigla autonoma, imperniata sul suo carisma politico.

Il successo che avrà o meno questo esperimento non è la cosa più importante: al contrario la cosa più rilevante è che per la prima volta due forze apparentemente agli antipodi hanno trovato un punto di contatto nel nome di un'ideale condiviso, spezzando la contrapposizione destra/sinistra entro la quale viene incanalata tutta l'energia politica della società. Un piccolo episodio le cui fortune elettorali sono in fondo dubbie (difficile che l'apparentamento tra AFD e BSW possa alterare di molto il quadro regionale e meno che meno nazionale), ma che tuttavia rappresenta un esempio unico: quello del tentativo di andare oltre la destra e la sinistra, di cui si eternamente si parla senza mai trovare una soluzione. Un esempio che suscita immediata preoccupazione tra i guardiani dell'ordine costituito europeo che per l'appunto cercano di incanalare lo scontro e la contrapposizione su un piano che non riguardi la collocazione di fondo dei paesi europei entro l'alveo atlantico, che non si azzardi nemmeno lontanamente a metterne in discussione i pilastri. Un esempio lampante di tutto questo è la Francia: altro grande paese europeo, laddove si è veicolato la frizione e la collisione politica verso direzioni "non problematiche", puntando a fomentare la divisione canonica tra destra e sinistra e ad impedire qualsiasi possibile punto di contatto tra queste due. Il sistema elettorale a doppio turno francese è paradigma di questo atteggimento: messo in atto come provvedimento per "impedire l'affermarsi degli estremismi" è divenuto de facto uno strumento formidabile per tenere separate le masse popolari - mettere le una contro le altre - al fine di tenere così in vita artificialmente un generico centro liberale (sotto la guida di Macron), che sempre meno rappresenta la società francese.

Quanto in Germania e in Francia si definisce "estremo" è in realtà soltanto alternativo o divergente rispetto alla norma canonica che si vorrebbe imporre: per questo si fa di tutto per prevenirne l'affermazione elettorale e nella cultura generale. Criminalizzazione e tentativi di divisione sono divenuti la prassi dell'azione politica e quanti più casi di cui si vedranno sinistra e destra "collimare" verso un ideale comune, maggiori saranno tali reazioni: il paradosso in questo caso (nell'Europa di oggi) è che sono proprio le cosiddette forze moderate quelle che ricercano gli obiettivi più estremisti come la prosecuzione della maggiore guerra sul continente da 80 anni a questa parte o un sistema socio-economico che porta a sempre maggior e povertà, divisioni sociali e in generale processi di sostituzione etnica.

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