06/08/2026 strategic-culture.su  21min 🇮🇹 #322436

Come l'Europa ha impiegato l'Ai nel conflitto in Ucraina

Lorenzo Maria Pacini

L'UE ha adottato una strategia di guerra contro la Russia che ha trasformato le modalità di conduzione dei conflitti e ha consentito di sperimentare nuovi approcci ibridi, ma ha messo a nudo l'assurdità del sistema europeo.

Una definizione da smontare

Nel 2023 Time  definì il conflitto ucraino "la prima guerra dell'intelligenza artificiale". La formula ha avuto fortuna, è circolata nei rapporti dei think tank, nelle audizioni parlamentari, nelle presentazioni delle aziende del settore, e ha finito per orientare il modo in cui i decisori europei hanno immaginato la propria posizione strategica. Prima di costruire qualsiasi analisi su di essa occorre però chiedersi se sia vera e, soprattutto, cercare di capire quale sia stato lo scopo delle autorità europee, sulle quali ci concentreremo, in merito a questa guerra ibrida.

Cominciano con i tifosi del "no". José Pardo de Santayana, nell'analisi pubblicata dall'Instituto Español de Estudios Estratégicos, osserva che l'IA in Ucraina è un abilitatore piuttosto che l'elemento determinante del conflitto: la guerra si combatte a terra con fanteria e artiglieria, in una forma che ricorda più il 1916 che qualunque scenario futuribile, e il territorio si conquista e si perde in battaglie lente e logoranti.  Gulsanna Mamediieva, che ha lavorato all'interno dell'apparato ucraino di trasformazione digitale, è ancora più netta: l'autonomia genuina, quella in cui la macchina decide da sé sul campo, resta fuori portata, e il termine "autonomo" viene comunemente applicato a piattaforme che funzionano su automazione pre-programmata.  Rakhmetov e Murzagulova, nel loro studio comparativo sul Journal of Strategic Security, concludono che i metodi tradizionali di combattimento restano dominanti e che l'IA serve principalmente a migliorarne l'efficacia. Stiamo parlando di autori pro-Ucraina, non di "propagandisti del Cremlino", come dicono i media occidentali.

La correzione non è pedanteria terminologica. Dalla definizione che si adotta discendono conseguenze politiche precise. Se l'Ucraina è la prima guerra dell'IA, allora l'Europa è in ritardo su una rivoluzione già avvenuta e deve recuperare in fretta, comprando ciò che non ha tempo di sviluppare. Se invece l'Ucraina è il laboratorio in cui quella guerra viene preparata, allora l'Europa ha davanti una finestra decisionale, e la questione non è quanto rapidamente colmare un divario ma quali capacità costruire e sotto quali vincoli. La prima lettura genera urgenza; la seconda genera scelta. Le istituzioni europee, come si vedrà, hanno agito quasi sempre secondo la prima.

Vale la pena  registrare il paradosso che Fontes e Kamminga hanno formulato con una crudezza inconsueta nella letteratura specialistica: ogni giorno in cui il conflitto continua e gli esseri umani muoiono, i sistemi di IA vengono addestrati con dati reali provenienti da un campo di battaglia reale - non per fermare quella sofferenza, ma per combattere più efficacemente la guerra successiva. Il valore strategico del conflitto ucraino per l'industria europea della difesa risiede esattamente in questo: nella disponibilità di un ambiente operativo autentico, con avversario simmetrico e guerra elettronica attiva, che nessuna simulazione può replicare.

Che cosa fa davvero l'intelligenza artificiale in Ucraina

Prima di esaminare la risposta europea occorre stabilire, con la maggiore precisione consentita dalle fonti aperte, che cosa l'IA faccia effettivamente sul terreno. La letteratura accademica e militare disponibile converge su cinque funzioni:

a) Intelligence geospaziale e riconoscimento

È il dominio in cui l'apporto algoritmico è più consolidato. Reti neurali combinano fotografie a livello del suolo, riprese video di droni e immagini satellitari per produrre analisi d'intelligence più rapide di quanto un apparato umano possa fare. L'amministratore delegato di Palantir ha ammesso pubblicamente che la sua azienda è responsabile della maggior parte della designazione dei bersagli in Ucraina - carri armati, artiglieria - grazie a informazioni tempestive ricavate da satelliti e social media. Planet Labs, BlackSky e Maxar forniscono imagery satellitare al governo e alle forze armate ucraine. Il vantaggio ucraino nell'intelligence geospaziale, riconosciuto da osservatori occidentali, è in misura sostanziale un v antaggio prestato.

b) Sistemi senza equipaggio

L'IA automatizza decollo, atterraggio e acquisizione del bersaglio. Secondo fonti ucraine, dopo che l'operatore ha selezionato e confermato l'obiettivo, il dato viene trasferito al sistema di gestione della battaglia riducendo il tempo di distruzione a poco più di trenta secondi. La funzione più significativa dal punto di vista militare, però, è un'altra: la resistenza alla guerra elettronica. Un drone capace di completare la missione quando GPS e comunicazioni radio sono soppressi restituisce all'attaccante una capacità che le contromisure russe avevano progressivamente eroso. È questa, e non l'autonomia decisionale, la ragione tecnica del successo commerciale dei sistemi europei di cui si dirà.

c) Guerra dell'informazione

Qui la simmetria è maggiore di quanto la narrazione pubblica europea lasci intendere. È noto il caso di  deepfake del falso video di Zelens'kyj che annuncia la resa, marzo 2022, le registrazioni attribuite a Valerij Zalužnyj che invitava a un colpo di Stato, e reti di chatbot (nel 2022 Twitter rimosse circa 75.000 account falsi collegati a bot identificati come russi). La rete CopyCop, nel marzo 2024, ha usato algoritmi per riscrivere notizie di testate affidabili, pubblicando oltre 19.000 articoli su undici siti nel giro di poche settimane. Ma  anche Kiev ha prodotto deepfake propri - il video dell'aprile 2022 in cui un Putin sintetico visita Mariupol' - accanto agli strumenti di verifica sviluppati da start-up come Osavul e Mantis Analytics. La distinzione operativa tra impiego offensivo e difensivo dell'IA generativa, che il discorso pubblico europeo tende a far coincidere con la distinzione tra i due belligeranti, sul piano tecnico non regge.

d) Riconoscimento facciale

La guerra ha prodotto il primo impiego documentato del riconoscimento facciale in combattimento . Clearview AI, concessa gratuitamente all'Ucraina da una start-up statunitense, è stata usata per verifiche ai posti di blocco, identificazione di dispersi, ricongiungimento di rifugiati e raccolta di prove per la Corte penale internazionale. A novembre 2023 rappresentanti governativi ucraini avevano analizzato due miliardi di immagini da VKontakte identificando oltre 230.000 individui ritenuti militari o funzionari russi, con circa 350.000 ricerche condotte in venti mesi. Questa funzione merita attenzione particolare in una discussione europea: si tratta di una tecnologia il cui uso indiscriminato l'AI Act classifica come pratica proibita nel dominio civile, impiegata su scala di massa in un teatro operativo che l'Unione finanzia.

e) Logistica, sminamento, addestramento

La dimensione meno visibile è probabilmente la più estesa.I sistemi d'arma potenziati dall'IA sono la punta dell'iceberg, mentre la massa della tecnologia è e sarà impiegata lontano dal campo di battaglia, in pianificazione, logistica e manutenzione predittiva. Il documento dell'ICDS firmato da Vitaliy Goncharuk, membro del Comitato di esperti sull'IA ucraino, elenca tra le priorità riviste del 2023 la manutenzione programmata, l'anticipazione delle carenze nei depositi, i veicoli logistici senza equipaggio per il rifornimento e l'evacuazione dei feriti, e il consolidamento di dati eterogenei per l'individuazione e la neutralizzazione delle mine.

L'Unione Europea: il regolatore che diventa acquirente

L'Unione Europea si era costruita, nel decennio precedente, un'identità internazionale precisa nel campo digitale: quella del normatore. GDPR, Digital Services Act, Digital Markets Act, infine AI Act  componevano un modello in cui l'Europa compensava un ritardo industriale con una capacità regolativa esportabile - il cosiddetto Brussels effect. La guerra in Ucraina ha invertito questa impostazione nel dominio militare, e l'inversione è avvenuta in modo non deliberato, per accumulazione di decisioni separate.

Il Fondo europeo per la difesa dispone di  7,3 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, di cui 2,7 destinati alla ricerca e allo sviluppo di capacità. Dall'entrata in vigore del regolamento nel maggio 2021 la Commissione ha impegnato quasi 6,5 miliardi complessivi, finanziando 224 progetti e collocandosi tra i principali investitori mondiali nella R&S per la difesa. Il programma di lavoro 2026, adottato il 17 dicembre 2025, destina un miliardo di euro e include tra le aree prioritarie l'impiego dell'intelligenza artificiale e di sciami di piccoli robot e droni per la consapevolezza tattica. A monte, la  Commissione ha annunciato nell'aprile 2026 un investimento di 1,07 miliardi in 57 nuovi progetti selezionati sui bandi 2025, che coinvolgono 634 imprese di ventisei Stati membri e la Norvegia, in settori che comprendono intelligenza artificiale, cyberdifesa, droni e sistemi anti-drone.

Il dato politicamente più significativo riguarda l'integrazione ucraina. Con il sostegno dell' Ufficio europeo per l'innovazione nella difesa istituito a Kiev, partner ucraini hanno potuto aderire ad alcuni dei progetti; il programma 2026 rende inoltre le entità ucraine ammissibili ai finanziamenti a cascata. Il progetto STRATUS, che sviluppa un sistema di cyberdifesa basato su IA per sciami di droni con la partecipazione di un subappaltatore ucraino, esemplifica il meccanismo: l'esperienza operativa maturata in un conflitto attivo viene incorporata nella base industriale europea. È l'inverso esatto dell'aiuto: l'Ucraina non è soltanto destinataria di capacità, è fornitrice di conoscenza.

Il regolamento (UE) 2024/1689 rappresenta il tentativo più ambizioso al mondo di disciplinare l'intelligenza artificiale attraverso un'architettura basata sul rischio. All'articolo 2, paragrafo 3, esso esclude dal proprio ambito i sistemi immessi sul mercato, messi in servizio o usati esclusivamente per finalità militari, di difesa o di sicurezza nazionale, indipendentemente dal tipo di soggetto che svolge tali attività, e precisa che ciò non pregiudica le competenze nazionali ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, del Trattato sull'Unione europea. Il considerando 24 rinvia esplicitamente al diritto internazionale pubblico per quanto attiene all'uso della forza letale.

 L'esclusione non è un'omissione: è il risultato di una precisa pressione degli Stati membri, guidati dalla Francia, nelle fasi finali del trilogo. La logica invocata - la difesa appartiene alla sovranità nazionale - è coerente con l'architettura dei trattati. Le conseguenze, però, sono state descritte con severità crescente. L'Unione, si è osservato, non si è dotata di alcuno strumento per governare  la propria IA militare, né quella altrui; e quando altri attori agiscono in questo spazio, le istituzioni europee sono osservatrici, non parti. Il problema è aggravato dalla natura duale della tecnologia: come  rileva Justinas Lingevičius, la linea tra IA civile e militare è sempre più sfumata, e i sistemi dual use non sono espressamente trattati dal regolamento.

Vi è poi un'asimmetria che merita di essere nominata con chiarezza. Il riconoscimento facciale a scopo di identificazione biometrica remota è, nel dominio civile europeo, una delle pratiche più severamente vincolate; nel teatro ucraino è stato impiegato per costruire archivi di centinaia di migliaia di individui. L'Unione finanzia quel teatro. Non ne consegue che la scelta ucraina sia illegittima - la sospensione o l'attenuazione di garanzie in stato di guerra è questione di diritto interno e internazionale, non di regolamento europeo - ma ne consegue che l'Europa esporta capacità tecnologica in un contesto rispetto al quale il proprio quadro normativo non ha nulla da dire. Goncharuk lo riconosce dall'interno: il governo ucraino ha accumulato una quantità considerevole di informazioni sui cittadini, e restano aperte le questioni della conservazione e dell'uso dei dati dopo la guerra.

Poiché il regolamento non si applica, il controllo europeo sull'IA militare passa per un canale diverso: la condizionalità del finanziamento. Il regolamento EDF incorpora il requisito del controllo umano significativo come condizione per accedere ai fondi di ricerca, e il Parlamento europeo ha chiesto ripetutamente - nel 2018 e nel 2021 - la proibizione internazionale dei sistemi letali autonomi privi di tale controllo. La posizione parlamentare poggia su tre principi: mantenimento del coinvolgimento umano nel comando e controllo, responsabilità giuridica di individui e Stati, promozione di una governance internazionale attraverso le Nazioni Unite, in particolare nel quadro della Convenzione su certe armi convenzionali.

La debolezza di questo dispositivo è strutturale e va detta senza indulgenza. La condizionalità vincola chi chiede fondi europei, non chi opera con fondi nazionali; e il grosso della spesa militare europea è nazionale. Un portavoce della Commissione ha del resto delimitato con precisione l'ambito dell'istituzione: l'EDF è uno strumento di ricerca e sviluppo per l'industria della difesa, e non va oltre. La conseguenza è che l'Unione dispone di tre strati documentali - norme direttamente applicabili, documenti strategici privi di forza vincolante, strumenti finanziari con condizionalità incorporata - la cui sovrapposizione produce l'impressione di una governance completa senza produrne la sostanza.

I governi nazionali: capacità senza cornice

Se il livello europeo mostra una regolazione senza capacità, il livello nazionale mostra il difetto simmetrico.

Il caso tedesco è il più istruttivo perché condensa in un'unica traiettoria industriale tutte le tensioni del quadro.  Helsing SE, fondata a Monaco nel 2021 da Torsten Reil, Gundbert Scherf e Niklas Köhler, ha iniziato come sviluppatore di software di IA per applicazioni militari per poi passare alla progettazione e produzione di sistemi autonomi. Il suo prodotto principale, la munizione circuitante HX-2, pesa circa dodici chilogrammi, costa intorno ai 17.500 euro, raggiunge una gittata dichiarata di cento chilometri ed è dotata di IA di bordo che ne assicura la resistenza alla guerra elettronica. Integrata nel sistema Altra, può operare in sciami coordinati sotto il controllo di un singolo operatore.

Le forniture all'Ucraina sono cominciate alla fine del 2024. Nel febbraio 2025 l'azienda ha annunciato la produzione di 6.000 unità HX-2 per Kiev, dopo un precedente ordine di 4.000 droni HF-1 realizzati in collaborazione con il complesso militare-industriale ucraino. Secondo Scherf, il tasso di successo delle missioni in condizioni di combattimento si attesta intorno al settanta per cento, e le registrazioni video delle operazioni consentono all'azienda di migliorare continuamente il software. Nel luglio 2026 il New York Times ha rivelato l'esistenza di uno stabilimento in una località non dichiarata della Germania meridionale, privo di insegne, smontabile e trasferibile nell'arco di ventiquattro ore in caso di rischio di sabotaggio, con una capacità di mille HX-2 al mese. Buona parte del personale proviene dall'industria automobilistica tedesca. La valutazione dell'azienda ha raggiunto i diciotto miliardi di dollari; il governo federale ha approvato un contratto da 220 milioni di euro e si è mosso per acquisire cinquantamila droni destinati all'Ucraina.

Tre elementi di questo caso  hanno rilievo analitico. Il primo è il modello industriale: la produzione distribuita in "fabbriche di resilienza" consente, secondo la stessa azienda, agli Stati nazionali di produrre localmente e mantenere la sovranità su produzione e catene di fornitura - una risposta industriale al problema politico della dipendenza. Il secondo è il ciclo di apprendimento: il software viene aggiornato sulla base dei dati operativi provenienti dal fronte, il che significa che il prodotto europeo migliora in funzione della continuazione della guerra. Il terzo è normativo: Helsing dichiara di fornire esclusivamente governi democratici, ossia adotta un vincolo volontario laddove il diritto dell'Unione ha rinunciato a stabilirne uno cogente. È autoregolazione d'impresa in luogo di regolazione pubblica, e la differenza non è di forma.

La posizione francese presenta una tensione interna che è utile esplicitare. Parigi ha guidato la coalizione di Stati membri che ha ottenuto l'esclusione del militare dall'AI Act, difendendo la competenza nazionale in materia di difesa; contemporaneamente ha attivato canali di cooperazione bilaterale con l'ecosistema ucraino, tra cui il programma di sovvenzioni Brave France, dotato di venti milioni di euro e sottoscritto dall'Agence de l'innovation de défense con il cluster ucraino Brave1. La coerenza tra i due gesti è reale ma va nominata correttamente: non si tratta di reticenza verso l'IA militare, bensì della rivendicazione che essa sia governata a Parigi anziché a Bruxelles. L'autonomia strategica, nella declinazione francese, è anzitutto autonomia dalla regolazione sovranazionale.

Gli Stati baltici e nordici hanno svolto una funzione che le grandi potenze europee non hanno assunto: quella di produttori di conoscenza normativa e strategica. L'International Centre for Defence and Security di Tallinn ha prodotto, attraverso la serie sulla guerra russa in Ucraina, alcune delle analisi più precise disponibili in fonte aperta, e l'ha fatto affidandone la redazione a un membro del Comitato di esperti ucraino. Le raccomandazioni finali di quel documento - aggiornare le politiche di protezione dei dati inadatte al tempo di guerra, formulare una visione realistica sulla limitazione legale dei diritti umani in conflitto, ridefinire il principio dell'human in the loop in vista di futuri standard di certificazione - costituiscono l'agenda regolativa più concreta emersa in ambito europeo. Che provenga da un istituto di ricerca estone e non da un'istituzione dell'Unione è un dato sulla distribuzione della capacità analitica in Europa.

Ne risulta un'architettura a tre livelli mal connessi. La Commissione finanzia e coordina senza poter regolare; i governi nazionali regolano e acquistano senza coordinarsi; le imprese producono, apprendono dal fronte e si autolimitano secondo criteri propri. Ciascun livello agisce razionalmente rispetto ai vincoli che riconosce. L'insieme non ha un titolare.

La questione del controllo umano

Tutte le questioni precedenti convergono su una sola. Il principio dell'human in the loop è il perno di ogni posizione europea in materia: lo afferma il Parlamento, lo incorpora la condizionalità dell'EDF, lo rivendica l'Ucraina come propria scelta dottrinale. Occorre però esaminare che cosa quel principio significhi effettivamente in condizioni operative.

La formulazione ucraina, ricostruita dalle fonti, descrive una sequenza in cui l'operatore seleziona e conferma il bersaglio, dopodiché il sistema esegue in poco più di trenta secondi. Il controllo umano è dunque reale ma collocato in un punto determinato della catena e sottoposto a una compressione temporale crescente. Il documento dell'ICDS coglie il problema quando indica la necessità di una ridefinizione del principio in vista degli standard di certificazione futuri: se il principio va ridefinito, è perché nella sua formulazione attuale non regge alla pressione dell'impiego.

Le tre garanzie identificate dalla letteratura specialistica -  possibilità di revisione e reversibilità degli output algoritmici, linee di responsabilità chiare, mantenimento del giudizio umano nei momenti decisivi - sono sensate e, allo stato, non implementate in alcun ordinamento europeo con forza vincolante. La prima è tecnicamente problematica: la reversibilità di una munizione circuitante in volo autonomo verso il bersaglio in ambiente di guerra elettronica non è un'operazione informatica, è una finestra fisica che si chiude. La seconda si scontra con la struttura della catena di fornitura descritta sopra: quando un sistema è progettato in Germania, addestrato su dati raccolti in Ucraina, integrato in una piattaforma statunitense e impiegato da un operatore ucraino sotto comando nazionale, l'attribuzione di responsabilità non è ambigua per difetto di norme ma per configurazione dell'oggetto.

La terza garanzia è quella su cui vale la pena insistere, perché nasconde una sostituzione concettuale. La dottrina del centauro - combinazione di intelligenza umana e capacità della macchina - viene presentata come la soluzione etica, e in effetti mantiene l'essere umano nel circuito. Ma la mantiene a condizione che la velocità della macchina non superi la soglia oltre la quale l'approvazione umana diventa formale.  Un operatore che conferma bersagli a ritmo continuato sulla base di raccomandazioni algoritmiche non esercita giudizio: ratifica. Il passaggio dal controllo alla ratifica non richiede alcuna decisione politica, alcun mutamento normativo, alcuna violazione di principio; avviene per incremento di prestazioni. È, con ogni probabilità, il modo in cui l 'autonomia letale entrerà negli arsenali europei - non attraverso una scelta contro il principio, ma attraverso il suo svuotamento silenzioso.

Una valutazione finale

Alla luce di quanto precede è possibile formulare un giudizio calibrato sulla posizione europea, distinguendo il grado di fiducia nelle evidenze dal grado di probabilità attribuito agli sviluppi.

Con alta fiducia nelle evidenze: l'Unione ha rinunciato deliberatamente a regolare l'IA militare, e tale rinuncia è imputabile agli Stati membri più che alle istituzioni. La spesa europea per capacità abilitate dall'IA è in crescita rapida e documentata. L'industria europea del settore ha raggiunto una scala che nel 2022 non possedeva, e l'ha raggiunta grazie all'accesso a un teatro operativo reale.

Con fiducia moderata: la condizionalità dei finanziamenti non è sufficiente a produrre gli effetti regolativi che le si attribuiscono, per la ragione strutturale che il finanziamento europeo copre una frazione minoritaria della spesa complessiva.

Quanto agli scenari, tre appaiono plausibili in un orizzonte di tre-cinque anni. È probabile che la divaricazione tra discorso normativo e pratica industriale si accentui, perché nessuno degli attori ha incentivo a chiuderla e la chiusura richiederebbe una modifica dei trattati o una rinuncia sovrana. È possibile, ma non probabile, che una crisi di attribuzione - un incidente con vittime civili in cui la responsabilità risulti non-ricostruibile - costringa a un intervento normativo d'urgenza; l'indicatore da osservare è l'apertura di procedimenti giudiziari, nazionali o internazionali, su impieghi algoritmici della forza. È improbabile, nell'orizzonte considerato, che l'Unione acquisisca competenza regolativa sul militare per via ordinaria.

L'indicatore più affidabile per discriminare tra questi percorsi non è normativo ma industriale: il rapporto tra spesa europea per capacità autonome e spesa per sistemi di controllo, verifica e certificazione. Finché il secondo termine resta un ordine di grandezza inferiore al primo, il quadro descritto in questo saggio è destinato a riprodursi.

L'Europa ha scoperto la guerra con AI

Abbiamo capito che la guerra in Ucraina non è la prima guerra dell'intelligenza artificiale. È qualcosa di analiticamente più interessante e politicamente più impegnativo, è il luogo in cui l'Europa ha scoperto di volere capacità militari algoritmiche prima di avere deciso a quali condizioni impiegarle.

L'inversione rispetto al modello che l'Unione aveva costruito nel dominio digitale civile è netta e acquisisce molti significati. Là la regola precedeva il mercato e ne definiva i confini; qui il mercato precede la regola, e la regola è stata esplicitamente esclusa dagli stessi Stati che finanziano il mercato. Non si tratta di ipocrisia - che è una categoria polemica di scarso rendimento analitico - ma di una configurazione istituzionale che assegna la normazione a un livello privo di competenza e la capacità a un livello privo di coordinamento. Letteralmente il già noto modello europeo di "successo" (siamo ironici, ovviamente).

Resta la questione di fondo, ancora aperta e forse determinante per il futuro militare dell'Unione: l'Europa ha costruito la propria identità normativa nel dominio tecnologico sull'idea che la persona umana debba restare al centro dei processi decisionali automatizzati. Questa idea sopravvive, nel dominio militare, come formula. La sua sostanza dipende da una variabile che nessun regolamento controlla: il tempo. Se la velocità dei sistemi continua a crescere mentre la soglia di reazione umana resta quella che è, il principio dell'human in the loop si conserverà nella lettera e si dissolverà nel funzionamento. Prendere sul serio l'etica dell'IA militare significherebbe, in Europa, cominciare da qui, e significherebbe ammettere che la questione decisiva non è chi decide, ma se rimanga il tempo di decidere.

Politicamente parlando, come anche geopoliticamente, l'UE ha adottato un modo di fare guerra contro la Russia che ha cambiato il warfare ed ha permesso di sperimentare nuove formule ibride, ma ha mostrato l'assurdità del sistema europeo, capace di creare leggi e norme per qualsiasi cosa, ma operativamente inefficace e fallimentare. Il problema è che l'UE sventola la propria capacità normativa come se fosse una vittoria, senza rendersi conto che la guerra che ha voluto e sostenuto non verrà vinta come in un videogioco. E nemmeno la sconfitta sarà un videogioco.

Secondo alcuni dei massimi esperti di strategia (siamo di nuovo ironici), è probabile che l'apparato burocratico di Bruxelles sarà capace di produrre un regolamento persino per definire giuridicamente la propria sconfitta, ma almeno avrà la coscienza apposto e potrà dire di aver "vinto" la sua guerra.

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