28/08/2026 strategic-culture.su  8min 🇮🇹 #324816

« Board of Peace », poche risposte alla crisi umanitaria, abitativa, politica ed economica palestinese

Davide Rossi

Le donne e gli uomini di Gaza chiedono un futuro in cui essere tutelati dalla pace e dalla certezza del diritto sancita dall'esistenza di uno stato palestinese, niente di più fragilmente impossibile nelle attuali circostanze.

Donald Trump come sempre se la suona e se la canta, a margine degli incontri del Comitato di Pace per Gaza e la Palestina di metà agosto ha proclamato all'orbe terraqueo che: "l'accordo è un passo storico verso il disarmo completo di Hamas e Israele uscirà da Gaza", intanto i sionisti uccidono anche in Cisgiordania e la occupano, una brutale e forsennata violenza in cui i coloni e l'esercito si spalleggiano vicendevolmente a danno della popolazione palestinese, dovendosi fermare soltanto davanti alla casa di un palestinese che ha anche il passaporto statunitense, facendo scoprire al mondo i crimini che stanno commettono in quella porzione di Palestina da mesi.

Sempre Trump trombetta che quanto da lui raggiunto con questo accordo sia "un passo monumentale verso una pace duratura", ma intanto a Gaza si muore per i proiettili degli israeliani, di fame, di sete, di infezioni e malattie, portate dai topi che scorrazzano tra tende lacere e servizi igienici fatiscenti se non inesistenti, moltiplicando le epidemie. Un disastro umanitario che miete tanti morti quanto una guerra è ha indotto il Vaticano, su pressione del cardinale Pierbattista Pizzaballa e della comunità internazionale, a lanciare una petizione per l'assegnazione del Nobel per la Pace di questo 2026 ai bambini palestinesi, fatto che ha irritato massimamente i politici di Tel Aviv, subito mobilitati per boicottare un'iniziativa umanitaria che sancirebbe in modo inequivocabile la loro piena responsabilità in crimini ingiustificati, quali l'uccisione di bambini inermi, così come la condanna per costringere oggi quelli sopravvissuti a vivere senza scuola, cercando di giorno in giorno acqua e cibo per non morire.

In ogni caso i sionisti non potranno mai occultare il criminale disastro umanitario da loro perpetrato a Gaza City, Jabalia, Beit Hanoun, Khan Yunis e Rafah, al pari del sud del Libano, dove insistono nel non volersi allontanare dal fiume Litani, fondamentale per l'indipendenza e la sovranità libanese.

Le bombe israeliane seminano ovunque morte, ma provocano anche una concentrazione di sfollati in spazi territorialmente ridottissimi, come mai prima nella storia dell'umanità, tanto a Gaza, quanto in Libano.

L'incontro del Board of Peace di metà agosto al Cairo ha comunque offerto alcuni elementi interessanti, intanto la convergenza progettuale tra Khalil al Hayya, nuova guida di Hamas, e il rappresentante dell'Autorità Nazionale Palestinese Mohammed Dahlan, per lungo tempo potente capo della sicurezza di Al Fatah, il partito di Yasser Arafat e dell'attuale bolso presidente palestinese Mahmoud Abbas Abu Mazen, cariatide sempre meno presentabile e oramai rappresentativa solo dei ristretti circoli di un potere, quello dell'Autorità Nazionale Palestinese, sempre più esile e autoreferenziale.

In presenza del solito Jared Kushner, più a nome della famiglia Trump che del governo degli Stati Uniti o per meglio dire di entrambi fintanto che coincidono, i due politici palestinesi, cresciuti insieme tra Khan Yunis e Gaza, prima di iniziare a spararsi addosso l'un l'altro, non metaforicamente ma letteralmente, dopo il disconoscimento della vittoria elettorale di Hamas del 2006, hanno convenuto, mettendosi alle spalle il comune tribolato passato, su molti punti essenziali, ovvero che Hamas - in quanto partito politico - ha tutto il legittimo diritto di partecipare alle elezioni parlamentari palestinesi di novembre prossimo e che non si possa pretendere una preventiva accettazione dell'esistenza dello stato sionista da parte dei partecipanti alla competizione elettorale, che sia necessario trovare un candidato per la presidenza dell'Autorità Nazionale Palestinese possibilmente condiviso tra tutte le componenti palestinesi e credibile a livello internazionale, ovvero in grado di poter trattare con la controparte sionista l'uscita dal genocidio in corso tanto in Cisgiordania, quanto a Gaza.

Da ultimo Hamas ha confermato agli statunitensi la piena disponibilità per un disarmo dentro Gaza dei gruppi legati al suo partito politico, ma ponendo un duplice problema, quello della contestuale e immediata fuoriuscita di tutti i militari e paramilitari israeliani e contemporaneamente l'organizzazione di forze palestinesi che garantiscano la sicurezza quotidiana e l'ordine pubblico. Meno facile trovare un accordo rispetto allo status giuridico dei palestinesi, che a Washington vorrebbero registrare come "residenti di Gaza", in realtà solo in pochi casi si tratta di famiglie native dei secolari villaggi arabi gazawi, per la maggior parte sono membri di comunità palestinesi scacciate dalle loro abitazioni nel 1948 e nel 1967, ovvero, ai sensi delle deliberazioni delle Nazioni Unite, donne e uomini da considerare come profughi che mantengono un diritto al ritorno, il quale con la nuova residenza rischierebbe di essere cancellato, essendo anche previsto, insieme al passaggio dallo status di profughi a quello di residenti, di chiudere l'Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente, meglio nota come UNRWA, come per altro richiesto dal parlamento israeliano nella più assoluta contrarietà dei palestinesi.

L'incontro cairota ha messo definitivamente in ombra il "Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza", in sigla "NCAG", il quale, oltre a un bel sito internet 1, ha brillato in questi mesi per totale mutismo, inefficienza ed evanescenza, d'altronde l'occupazione principale degli augusti tecnocrati apartitici non è stata l'amministrazione transitoria di Gaza, come previsto dagli accordi di pace, ma piuttosto quella di farsi trovare un posto da docenti universitari negli Emirati Arabi Uniti, tutti nessuno escluso, vale la pena ricordarli tutti: Ali Abdul Hamid Shaath Commissario Capo, anche responsabile per l'energia e i trasporti, Abdel Karim Ahmed Ashour Commissario per l'agricoltura, Omar Shamali Commissario per le comunicazioni e il digitale, la cristiana Hanna Nicola Tarazi Commissaria per la Protezione Sociale, Ayed Abu-Ramadan Commissario per l'economia, l'industria e il commercio, Jabr Ibrahim El-Daour Commissario per l'istruzione, Bashir Rayyes Commissario per le finanze, Aed Mahmoud Yaghi Commissario per la sanità, Sami Nassman Commissario per la sicurezza interna, Adnan Salem Abu Warda Commissario per la Giustizia, Osama Al-Saadawi Commissario per la terra e l'edilizia abitativa, Ali Shehda Barhoum Commissario per l'acqua, i servizi pubblici e gli enti locali, Hossni Al-Mghani Commissario per la pace civile. Purtroppo è probabile che la Casa Bianca cercherà comunque di farli candidare alle elezioni palestinesi e cercherà di riciclarli nel prossimo governo palestinese.

Orchestratore del passivo disimpegno degli augusti commissari, abile distributore di cattedre accademiche, è risultato essere stato Nikolaij Mladenov, Alto Rappresentante per Gaza nominato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ragione per cui Russia e Cina bene farebbero prima a chiedere spiegazioni del suo alacre impegno per portare i membri del "Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza" a disinteressarsi di Gaza stessa, poi a richiederne l'immediata rimozione, con buona pace delle eventuali rimostranze dell'amministrazione Trump.

Le Nazioni Unite per altro hanno contestualmente nominato, sempre nel gennaio 2026, insieme a Mladenaov, il dispiegamento di una Forza Internazionale di Stabilizzazione, in sigla ISF, prevista appunto dalla Risoluzione 2803 dell'ONU, sotto il comando del generale statunitense Jasper Jeffers, ma anche in questo caso occorrerebbe procedere alla rimozione di un contingente militare che pare essere presente solo per osservare l'opera distruttrice e omicida dell'esercito israeliano.

L'intrigante Mladenov, un bulgaro innamorato della NATO, è stato nominato da Trump Direttore Generale del Board of Peace, ma è anche ricercatore molto ben remunerato del "Washington Institute for Near East Policy", ovvero l' "Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente", un centro studi palesemente filo - israeliano e sostenuto economicamente e politicamente dall' "American Israel Public Affairs Committee" 2, ovvero il "Comitato per gli Affari Pubblici Americano-Israeliani", associazione dichiaratamente lobbistica, nata negli anni '50 del XX secolo con il nome di "American Zionist Committee for Public Affairs", capace di investire decine di milioni solo nelle primarie per la Camera e il Senato di democratici e repubblicani e probabilmente centinaia di milioni per le elezioni vere e proprie.

Mladenov ha piazzato gli augusti membri del "Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza", o come professori o come consulenti, negli Emirati Arabi Uniti, perché lui è anche Direttore Generale, anche in questo caso con considerevole stipendio, dell' "Accademia Diplomatica Anwar Gargash", in inglese "Anwar Gargash Diplomatic Academy" 3 e in sigla AGDA, istituto di formazione e ricerca diplomatica con sede ad Abu Dhabi. Impegnati a preparare le loro dissertazioni e le loro lezioni per l'Accademia emiratina, che corrisponde loro in media diciottomila dollari al mese, i commissari hanno avuto poco tempo, anche in quello libero, per occuparsi di Gaza e Palestina.

Se il quadro è desolante, a peggiorare il tutto ecco l'Unione Europea: molte lacrimuccie, molte belle parole, la promessa di colossali aiuti alimentari e infrastrutturali, ovviamente soltanto vagheggiati e mai realmente stanziati e organizzati, visto che Bruxelles non ha fatto arrivare nemmeno un pacchetto di biscotti ai bambini di Gaza.

Proprio a Gaza, un sondaggio, non si capisce esattamente in che modo organizzato, ha fatto trapelare quanto immaginabile, le donne e gli uomini chiedono un futuro in cui essere tutelati dalla pace e dalla certezza del diritto sancita dall'esistenza di uno stato palestinese, niente di più fragilmente impossibile nelle attuali circostanze.

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1  ncag.ps

2  aipac.org

3  agda.ac.ae

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