
Giulio Chinappi
A venticinque anni dalla fondazione, il vertice di Biškek segna per l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai il passaggio dall'espansione geografica al consolidamento istituzionale, economico e finanziario, ponendo al centro sicurezza, connettività e costruzione di un ordine multipolare.
Il vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), svoltosi a Biškek tra il 31 agosto e il 1º settembre, ha coinciso con il venticinquesimo anniversario della nascita dell'organizzazione e può essere considerato come la conclusione di una prima lunga fase della sua storia. Fondata nel 2001 da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, la SCO si è progressivamente estesa fino a comprendere dieci membri a pieno titolo, con l'ingresso di India e Pakistan nel 2017, dell'Iran nel 2023 e della Bielorussia nel 2024. L'organizzazione ha così cessato da tempo di essere un semplice meccanismo di stabilizzazione dell'Asia Centrale, assumendo una dimensione eurasiatica e, attraverso la rete di osservatori e partner, una proiezione che raggiunge il Medio Oriente e il Sud-Est asiatico. La questione posta dal vertice di Biškek non riguarda quindi un ulteriore ampliamento quantitativo, ma la capacità di trasformare questa vasta piattaforma in un meccanismo sempre più operativo.
Sotto questo profilo, la relativa assenza di annunci spettacolari non dovrebbe essere interpretata come una debolezza del vertice. I capi di Stato hanno approvato ventotto documenti, compresa la Dichiarazione di Biškek per il venticinquesimo anniversario, un protocollo di modifica della Carta della SCO e una serie di decisioni destinate a rafforzarne le strutture permanenti. Sono stati in particolare approvati il regolamento del Centro universale per il contrasto alle sfide e alle minacce alla sicurezza, comprendente strutture dedicate alla sicurezza informatica e alla criminalità organizzata transnazionale, e quello del Comitato esecutivo del Centro antidroga. Accanto a questi figurano programmi pluriennali contro la diffusione delle droghe sintetiche, sulla sicurezza informatica e in altri settori. Biškek ha dunque proseguito il lavoro avviato a Tianjin nel 2025, trasformando una parte degli impegni politici precedentemente assunti in strumenti istituzionali.
È questo il primo elemento che permette di individuare la probabile traiettoria futura della SCO. L'organizzazione non sta cercando di trasformarsi in un'alleanza militare sul modello della NATO, ipotesi esplicitamente esclusa anche dalla Dichiarazione di Biškek, ma tende a costruire progressivamente una propria architettura di sicurezza. Terrorismo, separatismo ed estremismo continuano a rappresentare il nucleo storico della cooperazione, ma a essi si sono aggiunti criminalità organizzata, traffico di stupefacenti, sicurezza cibernetica, biotecnologie, infrastrutture critiche e persino sicurezza spaziale e nucleare. A tal proposito, il leader cinese Xi Jinping ha indicato proprio l'entrata in funzione dei nuovi centri permanenti come uno dei passaggi necessari per accrescere le capacità operative dell'organizzazione. La SCO rimane dunque estranea a meccanismi di difesa collettiva, ma dispone di un apparato di cooperazione securitaria sempre più articolato, che potrebbe diventare uno degli elementi portanti di quella concezione di "sicurezza eguale e indivisibile in Eurasia" richiamata nella dichiarazione finale.
Il secondo terreno decisivo riguarda l'economia. Finora, la debolezza più evidente della SCO è stata precisamente la distanza tra il suo enorme peso geopolitico e il grado relativamente limitato di integrazione economica multilaterale. Cina, India e Russia sono grandi economie mondiali; Iran, Kazakistan e la stessa Russia dispongono di enormi risorse energetiche; l'Asia Centrale occupa una posizione essenziale nei collegamenti terrestri eurasiatici; il Pakistan costituisce uno sbocco naturale verso l'Oceano Indiano. Tuttavia, gran parte delle relazioni economiche si è sviluppata attraverso accordi bilaterali o iniziative esterne alla SCO, in primo luogo la Belt and Road Initiative cinese e l'Unione Economica Eurasiatica.
Biškek ha mostrato l'intenzione di ridurre progressivamente questa distanza. La Dichiarazione prevede l'ampliamento dei corridoi ferroviari e stradali, delle infrastrutture logistiche e del commercio elettronico, il rafforzamento delle catene regionali di produzione e approvvigionamento e l'attuazione della Strategia di cooperazione energetica fino al 2030. Un elemento particolarmente significativo riguarda la prosecuzione della tabella di marcia per aumentare gradualmente l'impiego delle valute nazionali negli scambi reciproci. L'obiettivo non è la creazione immediata di una valuta comune, prospettiva che non dispone delle condizioni economiche e politiche necessarie, bensì la costruzione di una rete finanziaria meno dipendente dai circuiti dominati dal dollaro e quindi meno vulnerabile alle misure coercitive unilaterali. La dichiarazione, non a caso, ribadisce l'opposizione della SCO a tali misure e chiede contemporaneamente una maggiore rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo nelle istituzioni finanziarie internazionali.
Il vero banco di prova sarà tuttavia la Banca di sviluppo della SCO. L'idea, discussa da molti anni, aveva ottenuto un nuovo impulso politico al vertice di Tianjin del 2025, mentre durante la presidenza kirghisa si sono svolti diversi cicli negoziali dedicati alla struttura e alle modalità operative del futuro istituto. La formula adottata a Biškek rimane tuttavia prudente: la dichiarazione, infatti, registra i progressi compiuti nella creazione della banca "nel formato degli Stati membri interessati", senza indicare ancora una data per la sua costituzione definitiva. È una formulazione importante, perché potrebbe anticipare un modello di integrazione a geometria variabile, che permetterebbe di evitare che l'espansione dell'organizzazione produca una paralisi decisionale.
La creazione di una capacità finanziaria autonoma avrebbe inoltre conseguenze ben superiori alla semplice disponibilità di nuovi fondi. Una banca della SCO potrebbe finanziare infrastrutture di trasporto, energia, digitalizzazione e sviluppo industriale collegando progetti oggi sostenuti separatamente dalla Cina, dalla Russia, dalle repubbliche centroasiatiche, dal Pakistan e dall'Iran. Potrebbe inoltre affiancarsi, senza necessariamente sovrapporsi, alla Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, alla Banca Asiatica d'Investimento per le Infrastrutture e alle istituzioni finanziarie eurasiatiche già esistenti. La capacità di passare dalla concertazione politica al finanziamento concreto dello sviluppo rappresenta probabilmente il principale salto qualitativo ancora incompiuto della SCO.
Anche la trasformazione tecnologica assume ormai una dimensione strategica. La Dichiarazione di Biškek dedica un'attenzione specifica all'intelligenza artificiale e alla sovranità digitale, mentre la Cina ha proposto un centro internazionale per la cooperazione nelle applicazioni dell'IA destinato ai Paesi SCO, cento progetti di cooperazione tecnologica nei prossimi tre anni e nuove piattaforme dedicate alla digitalizzazione e all'economia portuale. Il Pakistan, che ha assunto la presidenza dell'organizzazione per il 2026-2027, ha già annunciato l'intenzione di fare dell'innovazione uno dei pilastri del proprio mandato e di promuovere un quadro SCO per infrastrutture e governance sovrana dell'intelligenza artificiale. La digitalizzazione potrebbe quindi diventare, insieme ai trasporti e all'energia, uno dei principali terreni di cooperazione del prossimo decennio.
Tutto ciò non elimina le profonde differenze interne. La SCO riunisce Stati che perseguono strategie internazionali autonome e talvolta apertamente divergenti: India e Pakistan mantengono un rapporto conflittuale; India e Cina non hanno ancora risolto definitivamente la questione del confine; Nuova Delhi continua a rifiutare l'adesione alla Belt and Road Initiative, mentre gli altri otto membri diversi dalla Cina hanno ribadito a Biškek il proprio sostegno al progetto cinese. La stessa connettività, quindi, può essere interpretata in modi differenti: per Pechino e Islamabad, ad esempio, comprende naturalmente il Corridoio economico Cina-Pakistan, mentre l'India insiste sulla necessità che ogni progetto rispetti la sovranità territoriale degli Stati.
L'India costituisce però anche la dimostrazione che questa eterogeneità non conduce necessariamente alla dissoluzione dell'organizzazione. Dopo una fase di partecipazione più distaccata, Narendra Modi ha preso parte sia al vertice di Tianjin del 2025 sia a quello di Biškek, indicando sicurezza, connettività e opportunità come i tre pilastri attraverso cui Nuova Delhi intende contribuire alla SCO. In questo contesto, l'inclusione dell'inglese tra le lingue ufficiali nella Carta, richiesta da tempo dall'India e accolta a Biškek, ha un significato che va oltre l'aspetto linguistico, in quanto segnala la possibilità di adattare progressivamente un'organizzazione originariamente sino-russo-centroasiatica alla presenza di attori con interessi e culture strategiche differenti.
Questa pluralità spiega anche perché la SCO non debba essere interpretata semplicisticamente come un "blocco antioccidentale". La sua evoluzione contribuisce oggettivamente a ridurre il monopolio occidentale sulla definizione delle regole internazionali, soprattutto attraverso la richiesta di un ordine multipolare, la critica alle misure coercitive unilaterali, l'impiego crescente delle valute nazionali e la costruzione di infrastrutture finanziarie e logistiche alternative. Ma la Dichiarazione di Biškek ribadisce contemporaneamente che l'organizzazione non è diretta contro Paesi terzi, assegna alle Nazioni Unite un ruolo centrale e respinge la logica dei blocchi contrapposti. La sua specificità consiste proprio nel permettere a Cina, Russia, India, Iran e Paesi centroasiatici di cooperare senza imporre loro un allineamento completo in politica estera.
La selettività del consenso è evidente anche nell'atteggiamento verso le crisi internazionali. La Dichiarazione dedica passaggi molto netti alla situazione iraniana, condannando gli attacchi militari contro il territorio dell'Iran e riaffermandone sovranità e integrità territoriale, mentre sull'Afghanistan ribadisce la necessità di un governo inclusivo e di uno Stato libero da terrorismo e traffico di droga. Non compare invece una posizione comune dettagliata sull'Ucraina. Modi, in particolare, ha utilizzato il vertice per chiedere direttamente a Vladimir Putin di porre fine al conflitto attraverso la diplomazia, mentre Xi Jinping ha incluso Ucraina, Medio Oriente e Afghanistan tra le crisi sulle quali la Cina auspica un maggiore coordinamento politico. La SCO appare quindi più efficace come spazio di dialogo e gestione delle divergenze che come organismo destinato a produrre automaticamente una politica estera comune.
Questa caratteristica, a nostro modo di vedere, potrebbe rivelarsi una risorsa piuttosto che un limite nell'attuale fase internazionale. L'espansione della SCO verso una rete più ampia di partenariati, infatti, offre agli Stati che non intendono scegliere rigidamente tra Occidente e spazio eurasiatico una piattaforma flessibile di cooperazione. La Turchia, ad esempio, già partner di dialogo e membro della NATO, ha nuovamente manifestato dopo Biškek la disponibilità a considerare in futuro la piena adesione. Allo stesso tempo, il Laos è divenuto partner di dialogo nel 2026, mentre il Vietnam, invitato al vertice SCO Plus, ha espresso interesse per un innalzamento della cooperazione e si è offerto di contribuire al rafforzamento dei rapporti tra SCO e ASEAN. Parallelamente, a Biškek è stata decisa la firma di un memorandum tra il Segretariato della SCO e la Commissione dell'Unione Africana. L'organizzazione sembra quindi orientarsi non soltanto verso nuovi ingressi, ma soprattutto verso una rete di relazioni interregionali.
La nuova presidenza pakistana dovrà dunque trasformare questa evoluzione in risultati concreti. Islamabad ha scelto come motto "Trasformare la visione in azione: connettività, innovazione e prosperità condivisa", indicando tra le priorità trasporti, energia, intelligenza artificiale, riduzione della povertà e resilienza delle catene di approvvigionamento. Il Pakistan possiede una posizione geografica potenzialmente decisiva per collegare Cina, Asia Centrale, Medio Oriente e Oceano Indiano, ma la sua presidenza dovrà contemporaneamente evitare che le tensioni con l'India si riflettano sul funzionamento dell'organizzazione. Proprio il vertice del 2027 potrà quindi misurare se la formula della cooperazione a geometria variabile riuscirà a produrre progetti pratici senza compromettere il principio del consenso.